31/03/19

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 72, marzo 2019/ Second series, issue 72, March 2019

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INDICE ALFABETICO / INDEX

21/03/19

Maurizio Masi, VIA DI CITTÀ


[Foto inviate da M. Masi]


VIA DI CITTÀ

(a F. R. H.)


Anche tu amavi le ombre,
non quelle domestiche
nascoste tra damaschi dorati,
polverosi,
tra panneggi pesanti di saloni
e stanze di passaggio.

Adoravi quelle libere,
agostane,
che riescono divertite,
lunghe, evanescenti,
sui selciati
e scherzano
al limite,
sole,
all’orizzonte.

In palazzi austeri,
dalle vecchie travature,
tra stemmi gentilizi,
nel sonno di primo pomeriggio,
quando il nemico riposa,
rapito da troppo sonno,
componevi,
oltre il tempo,
ore nuove,
ruotavi lancette di orologi,
meridiane di antichi,
impervi, monasteri.
Così ti divertivi,
all’insaputa di tutti,
fra altre ombre.

Ma via di Città,
nei primi freddi,
di questa domenica d’avvento,
(ti ha dimenticata?)
ha il suo buon numero di turisti:
curiosi, allegri
si volgono alle vetrine,
svicolano, sorridono,
si consultano sui prezzi,
si accalcano ai caffè,
o in fila per il quotidiano.

L’alto monogramma,
i raggi del sole tremulano luce,
contempla,
sempre tranquillo,
generoso.
Ignora la tua presenza,
né conosce i tuoi artifici,
declina le tue proposte.

Preferisce restare qui,
come sempre,
forse un po’ stanco,
vago, dimentico,
osservando il passeggio,
tra le luci della sera.

Ora divenuta ombra -
ti scorgo -
fra molti tempi -
dietro le tende della bifora.
Forse - solo - posso rivederti,
di profilo,
dal vetro,
osservare nella piazza,
un passeggero affrettato
nella leggerezza dell’aria vespertina.

17/03/19

Moebius, IL GARAGE ERMETICO

Prima edizione in lingua francese: 1979. Edizione italiana: Modena, Panini, 2012


Non ci si aspetta da Moebius (pseudonimo di Jean Giraud) una narrazione piana e tradizionale. Il suo modo di raccontare, per immagini oniriche associate in modo intuitivo e metatesti che interferiscono con la storia-base, assume toni surreali e predilige la divagazione. Resta un filo cronologico, anche in questo fumetto, che consiste nell’associazione tra l’idea di “livello” e quella del “viaggio”.

Se dovessimo riassumere la storia qui esposta, potremmo dire che il protagonista, il Maggiore Grubert, passa da un livello all’altro di un mondo diverso da quello dei lettori, scontrandosi con un nemico che dal primo livello, cui il Maggiore infine perviene, cerca di disfarsi di lui che, all’ultimo momento, inserendo una chiave in una serratura, entra nel mondo in cui risiediamo noi, che chi gli è ostile non può invadere perché, se lo si facesse “senza la chiave, provocherebbe un’alterazione definitiva della realtà”.

Disegnato con notevole buon gusto e senso del colore, tra allusioni a personaggi dei fumetti classici, tra cui L’uomo mascherato e Mandrake, ma più ancora sospesa tra fiabesco, fantascienza e psicoanalisi, l’arte di Moebius delinea un mondo delle probabilità più che delle certezze, dei desideri inconsci più che delle realizzazioni realistiche e trasforma la letteratura di massa in riflessione esistenziale.


[Roberto Bertoni]


13/03/19

Roberto Bugliani, UN’OCCHIATA FUORI




[From a window to the outside world (Carrara 2018). Foto Rb]



Roberto Bugliani, Un'occhiata fuori. Bisignano (Cosenza), Apollo, 2018 (Versione di layout in formato PDF)
  

Se, tra i libri pubblicati di recente da Bugliani, in Serraglio Italia emergeva in primo piano una casistica di tic e disfunzioni della compagine sociale della penisola, in Un’occhiata fuori lo sguardo si amplia in direzione internazionale, e in un confronto tra paesi a economia più e meno avanzata.

Per questi ultimi, si veda, tra gli altri il racconto intitolato “L’Hotel Ballena Azul”, ambientato in Ecuador, ma si ricorda che la terza parte del libro si intitola Racconti dal resto del mondo, con flash memoriali in “La traversata di Parigi”; elementi antropologici e socio-politici in “Frammenti del viaggio di Santo Loffredi nel nord-est del Brasile”; e altre storie e altri resoconti dal Messico e dagli Stati Uniti.

La prima sezione della raccolta s’intitola L’inetto, che ricorda le montaliane definizioni dei personaggi di Svevo aggiornate al presente.
Esemplare dei personaggi di questa parte del volume ci pare “Italexit”, storia, di un “buono a nulla”, come lo definisce la madre della fidanzata (p. 22), in realtà un individuo sfortunato, costretto, nonostante l’età  che si intuisce abbastanza avanzata, a lavori precari, che impediscono persino di festeggiare con un regalo degno la ricorrenza di San Valentino. Del resto, some si legge in un altro racconto intitolato “Proletario del blog”, “i sogni a occhi aperti non erano consentiti ai precari” (p. 53).

In “Il grassone”, il contrasto allegorico tra mondo sviluppato e meno sviluppato è tra un obeso dei paesi prosperi, affetto, leggiamo, con un neologismo “attestato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità”, da “globesità” (p. 9), e un ragazzo indigeno di corporatura sottile. In sogno l’obeso segue il ragazzo nella foresta, infine affondando in un fiume a bordo di una canoa troppo gracile per sostenerne il peso.
Si assiste in altri racconti all’espressione della sfortuna come fondante dello stato di cose del capitalismo avanzato, ma spesso con un risvolto che si sottrae alla banalità e allo stereotipo. Un esempio:

“[…] oramai se ne incontrano pochi in giro per la città. E non mi riferisco a coloro che, a un certo punto dell’esistenza, vengono espulsi dal processo produttivo e sono costretti a sopravvivere di stenti. ovvero alla moltitudine umana dei prescindibili, degli scarti, degli esclusi dalla contabilità del capitale, oggidì in impressionante crescita esponenziale, tanto nelle desolate periferie urbane come nel cuore delle metropoli industriose. io parlo invece dei barboni, quelli autentici, quelli che nel processo produttivo non sono mai voluti entrare e che in gioventù hanno rifiutato con una sdegnosa scrollata di spalle il sicuro posto in banca propostogli dall’amico di famiglia, preferendo consegnare la propria esistenza a ciò che Majid Rahnema definisce povertà conviviale. E ancora meno se ne incontrano nelle città piccole e provinciali, dove soltanto qualche spicciolo hanno da raggranellare” (p. 47).

Così di seguito, con personaggi emblematici di fissazioni dell’attualità italiana e internazionale, dal calcio alle scommesse dell’ippica in un “mondo senza coordinate” (p. 32). Più ancora nella parte del volume intitolata, significativamente, Gli ultimi.

Ci sono racconti che restano irrisolti nello sviluppo dell’intreccio, interrompendosi senza una svolta decisiva, ma lasciando intuire una sconfitta dei protagonisti. Questa mancanza di “fine della storia” (p. 61) è allegorizzata con maggiore energia in “Proletario del blog”, in cui si ipotizza che il protagonista, ossessionato dalla blogosfera, vi sia finito dentro, lasciando sulla sedia, quali spoglie mortali, gli indumenti. La voce dell’autore interviene ad affermare una funzione di testimonianza del personaggio, in definitiva della letteratura:

“Ma non mi si domandi che fine abbia fatto Aristide, alias Il proletario del blog. Perché non v’è alcuna fine nella sua storia, lui è ancora lì, ombra dell’ombra che era, le mani eteree sulla tastiera, le dita immateriali a premere sui tasti, con i suoi quarant’anni suonati e le milleuna personalità virtuali, lui è sempre lì, nell’aria stagnante, palpitante, fremente, ancora” (p. 61).

Una vena allo stesso tempo malinconica e ironica percorre la scrittura di Bugliani in questo libro.

Il linguaggio è  standard e non esente da moduli colloquiali.

Solitudine nel mondo globalizzato e polemica con le sue cause sembrano prevalere nell’area tematica.


[Roberto Bertoni]

09/03/19

Lee Na Jeong, SNOWY ROAD

[Life in the snow. (Killiney 2018). Foto Rb]


Lee Na Jeong, Snowy Road. Titolo originale: 눈길 (Nun Kil). Corea del Sud, 2015. Sceneggiatura di Yoo Bo Ra. Con Kim Hyang Gi, Kim Sae Ron, Kim Young Ok.


Film prodotto per la televisione, attua una ricostruzione d’epoca di qualità e punta sul vissuto drammatico delle giovani donne coreane, cooptate dall’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale per servire da prostitute dei militari, un fatto mai sanato nella storia e nella psiche coreana, che è tuttora motivo di contenzioso tra i due paesi. 

Il testo ben svolto di Yoo e la regia minuziosa di Lee, correttamente reticente rispetto all’esibizione spettacolare e a ogni tentazione erotizzante, forniscono una lettura dell’esperienza femminile nella sua tragicità dolorosa.

Le protagoniste sono due adolescenti provenienti dallo stesso villaggio, ma di condizione sociale contrapposta: Young Hae (interpretata da Kim Sae Ron), di condizione agiata, e Jong Boon (l’attrice Kim Hyang Gi), innamorata del fratello di Young Hae, ma troppo povera per avere l’appoggio della famiglia per sposarlo pur se ricambiata. Young Hae è la prima della classe e segue pedissequamente e senza coscienza propria il sillabo giapponese; mentre Jong Boon non ha mezzi sufficienti nemmeno per frequentare la scuola. Deportate dai giapponesi e messe a disposizione di un postribolo per la truppa, le due ragazze poco per volta si avvicinano, soprattutto per merito di Jong Boon, dal temperamento altruista. Quando riescono a fuggire, Young Hae, ferita, infine perisce; e l’altra torna a casa, ma per vergogna della sua esperienza, e avendo constatato la scomparsa dei familiari, va a vivere altrove, restando in povertà.

La storia è raccontata con flashback retrospettivi mentre si assiste alla vita contemporanea di Jong Boon, che convive col fantasma di Young Hae, di cui ha preso il posto per ragioni burocratiche, e con una studentessa vicina di casa che cerca di salvare dalla perdizione e infine prende in affidamento.

Molte sono le sfumature di questo intrico di sentimenti di sofferenza e di amicizia femminili; e molti i destini che si incrociano senza mai raddrizzare i torti subiti se non per il senso di dignità e di umanità mai smarrite da Jong Boon, interpretata da anziana, con sensibilità notevole, da Kim Young Ok.


[Roberto Bertoni]

05/03/19

Gian Paolo Ragnoli, L’AMORE È PIÙ FREDDO DELLA MORTE

Qualcosa ha già accennato Pasolini
l’indifferenza morde il mio cuore
la violenza testarda 
la scusa per socchiudere un capitolo
pian piano, come per spegnere gli occhi.
Una fiamma o un errore
Finita la stagione degli amanti.
È tardi o mai? 
Cosa ne farò della tua banalità?
Ti lascio il fantasma
non mi somiglia più
l’indifferenza morde il mio cuore
finita la stagione degli amanti.
Lascerò scappare l’ultimo ricordo
forse è così che finiamo.
Tacere è un libero annegare
lascerò scappare l’ultimo ricordo
pian piano, come per spegnere gli occhi.

01/03/19

Aki Shimazaki, NEL CUORE DI YAMATO

[Japanese interiors (Zen Gardens, Kildare, 2014). Foto Rb]

Aki Shimazaki, Au coeur du Yamato. 2006-2013. Italian transl. by C. Poli, Nel cuore di Yamato. Milan, Feltrinelli, 2018.

Aki Shimazaki is a Japanese writer born in 1954 who lives in Canada and writes in French. 

This collections of five novels is called At the heart of Yamato, the last being a word which can be interpreted as Japan in general. In fact, each story is set in a specific modern period and tells a tale about the history and society of Japan.

The first novel is about a corporate employee who falls in love with a receptionist but is forced to give up to another of her pursuers, the son of the owner of a company  that finances the firm where the protagonist works. The girl is in love with him but she is blackmailed to marry the rich man even though, as we discover at the very end, when she dies in the Kobe earthquake, she had given birth to the employee’s daughter. This is indeed a sad story about the power of corporations and the difficulty of genuine love. 

The second story is about a Japanese citizen who was imprisoned in a Russian camp in Siberia during the second world war, he was liberated but killed accidentally, and to defend a friend, a Japanese officer who had maltreated him in the camp, so he takes a new identity and cannot go back home even after the statute of limitations expires. 

The other three stores are partly about new characters, and partly about characters who play minor roles in the first two stories but become prominent as protagonists in the last three stories.

All stories are told in very humane and elegant way, taking into account the sentiments of all characters, and with a concise style that spares irrelevant details.

Themes and motives are interlaced and reappear constantly to design a pattern of sociological and existential concerns which depict Japan as it was and is.

If, on the one hand, sense of duty linked to reconstruction after the war, and loyalty to work and family, are recurrent elements, on the other the last story enhances the role of escape from societal restraints to follow spontaneous love at first sight in an optimistic vision that makes the last couple in the book happily enamoured for the entire duration of their lives.

The fragmented angles of each story give a totality when combined in the whole volume. Each story has the title from the name of a plant whose symbolic connotations are pursued in the course of the narration.

This is a fluid-to-read, intelligent and sophisticated literary work.



[Roberto Bertoni] 

26/02/19

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 71, gennaio-febbraio 2019/ Second series, issue 710, January-February 2019

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INDICE ALFABETICO / INDEX

13/02/19

Han Suyin, BIRDLESS SUMMER


[East/West similarities in that window. (Tellaro 2018). Foto Rb]



Han Suyin, Birdless Summer. Frogmore (St Albans, Herts), Granada, 1972

Birdless Summer riprende molti elementi di Destination Chunking, adattati dal linguaggio del romanzo alla scrittura direttamente autobiografica e, ormai deceduto il marito Pao al momento della pubblicazione, con una descrizione diretta degli aspetti anche, e in maggioranza, negativi, dal punto di vista dell'autrice, della relazione, caratterizzata da gelosia ossessiva di lui, idee tradizionali di destra con resistenza all'inserimento lavorativo di lei nella professione medica; ma contrasti anche di carattere ideologico dato che, dopo la liberazione, Han Suyin propose una valutazione positiva del maoismo e della costruzione della nuova Cina.

Colpisce, come nei volumi precedenti di questa ampia autobiografia, la tendenza a dare uno spaccato d'epoca in larga misura obiettivo, a descrivere le dinamiche familiari emerse dall'appartenenza all'Occidente per parte di madre e all'Oriente per parte di padre, a delineare infine la condizione complessa dell'essere euroasiatica in un periodo in cui questa stessa parola veniva evitata nei circoli di ascendenza occidentale, ma non era particolarmente ben vista nemmeno in quelli cinesi.

La maggior parte degli avvenimenti si configurano nel periodo tragico della guerra antigiapponese e del conflitto tra Kuomintang e PCC. Un breve soggiorno conclusivo si svolge al Rotunda Hospital di Dublino per un tirocinio di lavoro; e prosegue con un viaggio da qui a Hong Kong, che si ricollega all'inizio romanzo di Han Suyin A Many-splendored Thing.

[Roberto Bertoni]