15/01/17

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 53, gennaio 2017 / Second series, issue 53, January 2017

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INDICE ALFABETICO / INDEX


Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni.

UNDER CONSTRUCTION

- BAUMAN. Storie di idee, 10-1-2017.
- NGUYEN, Tuan Dang, 1735 KM OF VIETNAM. Storie di film, 1-1-2017
- NGUYEN, Viet Thanh, NOTHING EVER DIES. Note di lettura, 5-1-2017. 

10/01/17

BAUMAN


 [A metaphor for liquid modernity? (Hong Kong 2016). Foto Rb]




Zygmunt Bauman died on 9-1-2017. Carte allineate remembers his fundamental contribution to the understanding of modernity and alienation. 

See our articles on his work here.


05/01/17

Viet Thanh Nguyen, NOTHING EVER DIES

[Hanoi 2017. Foto Rb]


Viet Thanh Nguyen, Nothing Ever Dies. Harvard University Press, 2016


Questo saggio ha per argomento la ricostruzione della memoria della Guerra del Vietnam, o Guerra Americana per i vietnamiti, o più propriamente, da un punto di vista prettamente storico, Seconda Guerra d’Indocina (1956-1975). L’autore, vietnamita nato in Vietnam ma di nazionalità americana, docente universitario che oggi opera negli Stati Uniti, dichiara fin dalle prime pagine una partecipazione non solo distaccata di studioso, ma personale. L’asse della discussione è la memoria della guerra come è stata trasmessa e attivata sia dagli americani, chi ha partecipato alle operazioni belliche in Asia e chi si è opposto dagli USA, sia dai vietnamiti, chi ha vinto e chi ha perduto in quella che è stata non solo una guerra del Vietnam contro gli USA, ma un conflitto tra comunisti e no nel Sud e tra Nord e Sud Vietnam.

Giustamente, Nguyen insiste sull’appannaggio americano della memoria di questo evento cruciale per l’Asia sudorientale e per il mondo, soprattutto perché la macchina della memoria è anche un’impresa commerciale, per cui i film statunitensi, i romanzi, i ricordi dei veterani, altri testi visivi e scritti si sono diffusi, con la loro ambiguità ideologica, basti ricordare Apocalypse Now, mentre i testi vietnamiti, fondamentali per compattare l’ideologia della Stato unificato dalla guerra stessa, sono poco noti e non egemoni fuori dei suoi confini, tra questi film di buon livello culturale, quali The Abandoned Field.

Complesse da gestire, nota Nguyen, le memorie con impostazioni vietnamite non ortodosse, come quella buddhista e pacifista di Thich Nhat Hanh; o le memorie controcorrente di vari scrittori contemporanei.

Vengono opportunamente ricordate anche altre versioni del ricordo, per esempio in un capitolo si passano in rassegna i film e le serie sulla guerra del Vietnam prodotte nella Corea del Sud, un paese che partecipò alle operazioni belliche a fianco degli USA, e la cui influenza economica e nel campo dei mass media nel Vietnam odierno è pronunciata, quasi di quella partecipazione cruenta ci fosse oggi minore traccia di quella degli USA.

Oltre a questo, e più in profondità, il libro di Nguyen si pone il problema di fino a che punto, e come, sia possibile venire a patti col passato, restaurando la memoria sia dei sudvietnamiti che parteciparono con gli USA, di coloro che si sono rifugiati all’estero e di chi combatté per più di quarant’anni (se si contano anche la Prima guerra d’Indocina, quella “francese”, 1945-1954, e la Terza Guerra d’Indocina, ovvero il conflitto tra Vietnam e Cambogia, compresi il breve intervento cinese e l’occupazione della Cambogia da parte del Vietnam 1977-1991).

Si tratta di una problematica che va in profondità, domandandosi come sia possibile restaurare un uso etico della memoria; come l’oblio abbia un peso notevole nella dinamica dei ricordi; come si possa uscire dai vicoli ciechi del passato ricordando non solo la propria parte ma anche la parte avversa.

Nguyen ha assorbito, oltre a proprie riflessioni e alla documentazione approfondita, parecchi saggi anche occidentali sul tema della memoria collettiva e individuale di eventi tragici, tra cui Ricoeur e Arendt, opponendosi giustamente alla futilità decostruttiva e al paradosso della negazione postmoderna degli eventi di Baudrillard.

Nguyen rivela una profondità nel saggio che, pur provenendo egli da un’esperienza di famiglia anticomunista, riesce a interpretare con serietà quella parte politica e a vedere l’America vincente come un aspetto problematico e difficile da interiorizzare anche per i vietnamiti esuli negli USA.

È anche autore di un romanzo giallo ben scritto, The Sympathizer (Londra, Corsair, 2015), che segue le vicende di un gruppo di fuorusciti della gerarchia militare vietnamita, tra i quali s’insinua il protagonista, una spia dello Stato nordvietnamita, inviando rapporti anche parecchi anni dopo la fine del conflitto ai suoi superiori comunisti dagli Stati Uniti. Quando i fuorusciti mettono in atto un’azione all’interno dei confini vietnamiti, anche il protagonista viene arrestato e processato in stile orwelliano, fino a che un compagno di partito, ora commissario del popolo, riesce a farlo riabilitare e uscire dal paese per salvargli la vita.

Il romanzo mette in rilievo la dignità di entrambe le parti, pur dimostrandosi critico della crudeltà umana e mettendo in atto le difficoltà psicologiche del caso. Questo testo narrativo necessariamente si rivela più ambiguo del saggio, il secondo essendo dotato di maggiore obiettività.


[Roberto Bertoni]

01/01/17

Tuan Dang Nguyen, 1735 KM OF VIETNAM

[Dawn in Hanoi (2017). Foto Rb]


Tuan Dang Nguyen, 1735 Km of Vietnam. Vietnam 2005. Testo di Khanh Phuong Nguyen e Hoang Anh Nguyen Tran. Con Ngoc Duong Yen e Trinh Ho Khanh

Questa commedia sentimentale è ben più di una storia di conoscenza e scoperta di un affetto tra due giovani. Si orienta sulla transizione del Vietnam verso una modernità che pare abbandonare la tradizione per avidità e miti del successo, velatamente criticati senza essere negati del tutto, semmai proponendo un raggiungimento di quegli obiettivi come ricerca sincera di sé e delle proprie capacità e aspirazioni. Riceve il film sulla strada occidentale, ma lo trasforma in un’esperienza esistenziale più sensata dell’individualismo e delle violenze cui ci ha abituato il cinema americano in questo genere. Ragiona con delicatezza e ironia di cambiamento interiore, amore, senso della vita. Contiene un elemento metanarrativo quando si scopre che la storia è narrata da un personaggio e nega il finale melenso, dopo averlo rappresentato, per sostituirlo, ancora ironicamente, con un finale a sorpresa. Si presenta come un rifacimento della commedia sentimentale coreana, ma con toni del tutto personali e una maggiore profondità della media di questo tipo di film. Infine consente di vedere diverse città vietnamite, qualificandone la bellezza artistica che l’urbanizzazione crescente sta nascondendo: Hanoi, Hue, Hoi An, Nha Trang e Città Ho Chi Min. Il titolo si riferisce alla distanza tra Hanoi e Città Ho Chi Min.

La storia è quella di Tran Ahn, ragazza in carriera proveniente dalla classe medio-alta, fidanzata con un giovane uomo d’affari, e Kien, giovane laureato in architettura, di condizione sociale più umile, cresciuto in una situazione familiare difficile, nato fuori del matrimonio, allevato dalla madre e in cerca di un’identità. I due si conoscono su un treno. Perdono la coincidenza a Hue e da qui una serie di avventure li porta a guadagnarsi abbastanza da pagarsi di volta in volta la prosecuzione del viaggio finché, a Nha Trang, lo zio di lei, ivi residente, paga il biglietto dell’aereo per Città Ho Chi Min. Lui perde il volo e i due si rincontrano nella metropoli del Sud dopo un po’ di tempo, senza peraltro riprendere la storia, ma solo in seguito si imbattono di nuovo luno nell'altra su un aereo. Di qui nasce una nuova vicissitudine, che non viene raccontata e, ironicamente, potrebbe essere una conclusione fortunata, oppure tragica, dato che l’ultima scena è l’ordine di allacciare le cinture di sicurezza come per un’emergenza dell’aria.

La recitazione è attuata con una voluta naturalezza teatrale e quotidiana che evita di imbarazzare lo spettatore anche nelle discussioni più esistenziali, sempre accompagnate da un tono semplice e da una conversazione raffinata quanto consuetudinaria.

Il viaggio modifica la personalità dei due protagonisti, che imparano Tran Ahn la spontaneità e autenticità di Kien, lui la focalizzazione di lei sul lavoro e sulle responsabilità.

Ci è piaciuto.


[Roberto Bertoni]

31/12/16

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 52, Dicembre 2016 / Second series, issue 52, December 2016

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INDICE ALFABETICO / INDEX


Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni.

- AUGURI. Christmas / New Year Card, 22-12-2016.  
- ENDO e SCORSESE, SILENCE. Storie di film, 29-12-2016.
- FERRARA, Enrica Maria, CALVINO, ARIOSTO E I CENTENARI. Riflessione, 21-12-2016.
- HAO, Jinfang, INVISIBLE PLANETS. Note di lettura, 1-12-2016.
- LA BELLA, Cristina, PINOCCHIO CON GLI STIVALI NON CI PENSA PROPRIO A DIVENTARE UN BAMBINO PERBENE. Riflessione, 13-12-2016.
- MISS SAIGON-BUTTERFLY. Storie di musiche, 21-12-2016
- MIYAZAKI, Hayao, LA PRINCIPESSA MONONOKE. Storie di film, 25-12-2016.
- PIBIRI, Antonio, CHIARO DI TERRA. Note di lettura di Rossana DEDOLA, 9-12-2016.
- PINI, Angelo, DOVE RINTRACCIARE... Testo, 5-12-2016. 
- PIZZI, Marina, DIVE ELEMOSINE - 2015 (STROFE 57-61). Testo, 17-12-2016