30/11/16

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 51, Novembre 2016 / Second series, issue 51, November 2016

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INDICE ALFABETICO / INDEX


Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni.

IN COSTRUZIONE

- HODGMAN, Helen, TASMANIA BLUES. Note dilettura di Rossana DEDOLA, 9-11-2016.
- POSTUMANO, O FORSE POSTUMANISTICO E POSTUMANITARIO. Riflessione, 1-11-2016.
- SIJIE, Dai, NIGHT PEACOCK. Storie di film, 5-11-2016. 

09/11/16

Helen Hodgman, TASMANIA BLUES


Roma, Socrates, 2016

Esce finalmente in italiano dalla casa editrice Socrates di Roma tradotto da Valentina Rossini Tasmania blues la prima opera scrittrice australiana Helen Hodgman, ma nata in Scozia e trasferitasi appena adolescente alla fine degli anni cinquanta con la famiglia in Tasmania, la grande isola separata dal continente australiano dallo stretto di Bass.

Il romanzo racconta in prima persona la vita quotidiana di una ragazza molto giovane che si ritrova a dover affrontare una maternità avvenuta troppo presto e un ruolo  familiare nel quale non riesce a riconoscersi. Immagini nitide accompagnano le difficoltà della protagonista che si sente estranea a tutto ciò che le capita intorno, non riesce a partecipare alla vita che le si muove davanti agli occhi, ma può soltanto osservarla. L’incipit sembra contenere in sé il nocciolo della vicenda sin dalla prima frase: “Ho osservato tutto fin dall’inizio”. La ragazza abita con il marito e la figlia neonata nell’ultimo bungalow costruito  accanto alla spiaggia e spostando le tapparelle osserva la costruzione di un nuovo bungalow, l’arrivo della vicina di casa, il suo ostinarsi a trasformare in prato un quadrato di aguzzi fili d’erba.

Il distacco con cui viene osservato il mondo circostante, l’incapacità di prendervi parte, di farsi assorbire dalle sensazioni e dalle emozioni, è filtrato attraverso un punto di vista che pur osservando con grande attenzione i dettagli e riuscendo a far vedere al lettore particolari ingranditi che altrimenti non verrebbero nemmeno notati, non riesce a dare colore alle emozioni. L’immagine di una tartaruga marina che si è arenata sulla spiaggia dopo aver deposto dolorosamente le uova sembra racchiudere in sé la condizione psicologica in cui si trova  la protagonista, incapace di immergersi nell’esistenza, di condividere esperienze, di farsi catturare dalla vita, e meno che mai di accettare la maternità. L’istinto materno pare essersi arenato in una dimensione quotidiana dove domina il vuoto significativamente segnato da un orologio a muro fermo sulle tre del pomeriggio. Appena ritornata a casa subito dopo il parto la giovane protagonista non può far altro che spostare la tapparella per mettersi a osservare la vicina.

Anche il paesaggio, la spiaggia accanto alla quale la ragazza vive e che per la sua bellezza assurda potrebbe stare sulla copertina di una brochure turistica, non si lasciano catturare, ma respingono e fanno male. Tutto è filtrato attraverso un’immaturità emotiva che impedisce di vivere, nonostante il desiderio cerchi di rincorrere la vita, di esaurirsi nell’eccesso che non conosce freni né regole morali. La quotidianità è infatti scandita dagli incontri con due amanti che la protagonista  va a trovare immancabilmente il martedì e il giovedì  affidando la bambina alla madre del marito  proprio scappando dalla situazione che si lascia alle spalle. Il vuoto emozionale cui il corpo si ribella cercando di partecipare alla vita, buttandosi a corpo morto nella vita, non riesce però a essere colmato. Proprio in questo spazio prendono forma i fantasmi degli antichi abitanti, gli aborigeni tasmaniani perseguitati e sterminati dai conquistatori bianchi, rivelando l’ombra scura che si accompagna alla abbagliante luminosità dell’isola. Libro duro, bello, che si legge con emozione e meraviglia per le forti immagini e per la scomoda verità con cui fa costantemente confrontare e che ha conservato, nonostante sia stato scritto negli anni settanta, una forza vitale che non si è minimamente esaurita.


[Rossana Dedola]

05/11/16

Dai Sijie, NIGHT PEACOCK



[Asia Market (Dublin 2016). Foto Rb]


Dai Sijie, Night Peacock. Cina e Francia, 2016. Con Leon Lai, Liu Ye, Liu Yifaei, Yu Shaoqun


La protagonista, Elsa, è una musicista che vive prevalentemente a Parigi e si reca spesso nella natia Cina. Durante un soggiorno a Chengdu conosce un allevatore di bachi da seta, Ma Rong, che suona il flauto tradizionale che lei è desiderosa di apprendere. Ne nasce una storia d’amore ed Elsa infine decide di non abortire in Francia il figlio di Ma Rong, che nel frattempo è perito per salvare da un suicidio sul palcoscenico Lin, suo figlio malato di mente, anch’egli innamorato della protagonista: il padre inghiotte al suo posto una fiala di veleno. Elsa ha nel frattempo intavolato una storia platonica con Ma Janming, il fratello minore di Ma Rong, esperto di tatuaggi e domiciliato in Francia. Col pretesto di assicurargli il permesso di soggiorno, Elsa lo sposa, ma i due sono evidentemente innamorati l’uno dell’altra. Il lieto fine si dispone sull’amarezza per il decesso di Ma Rong e la dissoluzione mentale dei Lin.

La pellicola ha un andamento piuttosto frammentario, volutamente tale, che fa parte dell’estetica un che sperimentale adottata da Sijie in questa occasione.

Il rapporto interculturale tra Francia e Cina, che avevamo già trovato in Balzac et la petite tailleuse chinoise, si concretizza qui non più nel riferimento al testo dei classici europei, ma alla concretezza del mondo globalizzato che consente trasferimenti ed esperienze lavorative tra paesi così distanti geograficamente.

La Cina di Ma Rong è una terra di tradizione più che di modernità. I bachi sono allevato con metodi moderni, ma leniti delle melodie antiche del flauto. I paesaggi sono rurali.

Bello visivamente, un che meno profondo di come si presenta nella patina di citazioni filosofiche, silenzi significativi, è tuttavia un film d’autore di buona qualità e ben recitato.


[Roberto Bertoni]

01/11/16

POSTUMANO, O FORSE POSTUMANISTICO E POSTUMANITARIO

[Was it a conversation among the two protagonists? And did that non-human 
in the foreground have a soul? (Stephen's Green, Dublin, 2016). Foto Rb]


Introduzione

Il concetto di postumano, nel senso di posteriore alla compagine del gruppo di popolazione definito “esseri umani” del pianeta Terra, è applicabile a un futuro immaginato dalla scienza, dalla sociologia e dalla fantascienza. Tra le tematiche reperibili, se ne potranno qui segnalare tre, scegliendole tra le altre per curiosità personale: 

1. la fine dell’umanità per effetto di catastrofi del sistema natura e a causa di guerre; 

2. l’interazione con la macchina al punto che l’apparato biologico umano come lo conosciamo adesso venga modificato se non soppiantato dal cyborg

3. la revisione degli atteggiamenti umanistici, ovvero delle strategie di solidarietà e delle visioni coese di comunità. 

Qualche idea qui di seguito su questi tre aspetti.


La fine dell’umanità per effetto di catastrofi

Per la catastrofe naturale e bellica, si potranno addurre esempi di teoria sociologica, soprattutto Società del rischio di Ulrich Beck; e dare una valutazione sulla rappresentazione da parte del cinema con film che spesso esprimono la situazione d’allarme per ciò che accadrà, ma cadono poi nel negativo del kitsch estetico, della commercializzazione e della distopia tanto nichilistica da convertire l’impressione d’impegno iniziale in rinuncia all’intervento, oltre che, normalmente, sottolineare il ruolo eroico di individui invece di quello collaborativo delle comunità. 

Si potrebbe invece esemplificare in positivo, individuando elementi umanitari di solidarietà e azione collettiva, con una comparazione tra il romanzo giapponese Japan sinks di Sakyo Komatsu (seguito da due versioni cinematografiche) e le versioni cinematografiche statunitensi di Farewell to the Master di Harry Bates.


L’interazione con la macchina; il cyborg

Secondo il punto di vista di Žižek, fondato su Deleuze, la deumanizzazione in rapporto all’interazione tra essere umano e macchina, non è tanto “a relationship of metaphor”, cioè “machines replacing humans”, quanto “that of metamorphosis, of the becoming machines of a man” (Žižek, p. 16). In riferimento agli esperimenti di attivazione di certe funzioni fisiche tramite il collegamento diretto del corpo umano al computer, come avviene in medicina, Žižek sostiene che ciò provocherà una depersonalizzazione spiccata: “Confronted with the direct materialization of the machine, its direct integration into the neuronal network, one can no longer sustain the illusion of personwood” (Žižek, p. 18).

L’interazione con la macchina e la metamorfosi dell’essere umano in cyborg è motivo tipico della fantascienza, particolarmente dal postmoderno in poi, con Blade Runner di Rydley Scott. 

In contrasto con l’impegno distopico di questa pellicola, a parere di chi qui scrive va rivalutato invece l’atteggiamento umanistico in opposizione al cinismo postmoderno, che non si dovrà intendere come allegoria della distopia reale, ma piuttosto come ideologia dell’orizzonte di attese manipolato e imposto dal mondo mass-mediatico. Per semplificare si può ricorrere ad Artificial Intelligence di Steven Spielberg e Advantageous di Jennifer Phang.


La revisione degli atteggiamenti umanistici e umanitari

Il postumano è soprattutto fine degli atteggiamenti umanistici e umanitari ed è espressione di un capitalismo neoliberista che condurrà gli abitanti del pianeta Terra a disuguaglianze sempre più pronunciate sotto l’egida falsa e ideologica dell’aggiornamento tecnologico, che adombra la realtà dell’abolizione in corso delle classi medie dopo la distruzione già avvenuta della classe operaia. A tale proposito è utile fare riferimento alla sociologia di David Harvey, Collins e Gallino.

  
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

COLLINS, Randall, “The End of Middle-Class Work: No More Escapes”, in I. Wallerstein, R. Collins, M. Mann, G. Derluguian, C. Caljhoun, Does Capitalism Have a Future?, Oxford University Press, 2013, pp. 37-70.

GALLINO, Luciano, La lotta di classe dopo la lotta di classe: Intervista a cura di P. Borgna, Roma-Bari, Laterza, 2012.

HARVEY, David, Seventeen Contradictions and the End of Capitalism, Londra, Profile Books, 2014. Edizione Kindle.

Žižek, Slavoj, Organs without Bodies: Deleuze and Consequences, Londra, Routledge, 2004.


[Roberto Bertoni]