29/11/18

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 69, ottobre-novembre 2018 / Second series, issue 68, October 2018

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INDICE ALFABETICO / INDEX

17/11/18

Davide Cannata, SONETTO PARODICO DI AMBIENTAZIONE IRLANDESE


["From a past civilization..." (Brera 2015). Foto Rb]


Riposi Bacco che con sacro ardore
L’Hibernia ha preparato al dì di festa
Che sia Calliope a compierne le gesta:
Poss’ella di poesia ubriacarci l core.

Dell’anfitrione molto mi fu detto,
Sì che scrivendo avvampa in me l disio
Di poter tosto dir, piacere mio
E d’insavirmi un poco al suo cospetto.

Laudato sia chi nutre il pellegrino
Che peregrin io son, servo d’Amore
Laudata la sua casa e i suoi sodali.

Vi prego di accettare i miei regali,
Questa poesia modesta, ma di cuore,
L’augurio che il banchetto sia divino.

09/11/18

Cristina Cona, MALEDETTE “VIRGOLETTE”


Nel suo spassoso ed istruttivo “Non se ne può più: Il libro dei tormentoni” [1] Stefano Bartezzaghi dedica alcune pagine all’uso sempre più spregiudicato che si tende a fare delle virgolette. «È evidente», scrive, «che le virgolette hanno preso (...) un significato che a volte corrisponde all’esatto contrario di quello tradizionale», e cita a mo’ di esempio i menu dei ristoranti. Quante volte, in effetti, ci è capitato di vederci offrire «il nostro “carpaccio di tonno”» oppure di leggere che il locale offre prodotti biologici «coltivati da “contadini” della nostra regione»? Se dovessimo interpretare questi messaggi alla luce delle regole grammaticali, che stabiliscono una casistica ben precisa per l’uso delle virgolette, dovremmo concludere, nel primo caso, che il tonno in realtà era il pesce rosso del proprietario, vivo e vegeto e pimpante fino a due giorni prima, ma ritrovato misteriosamente morto nella sua vaschetta quella mattina e di conseguenza riciclato alla bell’e meglio; nel secondo, che a coltivare i preziosi ortaggi non sono stati affatto contadini, bensì mafiosi al confino ai quali premeva trovare una copertura per i loro loschi affari. E invece, chiaramente (almeno speriamo!), in siffatti casi la funzione attribuita così maldestramente alle virgolette è quella che in buon italiano viene assolta dalla sottolineatura (o dal grassetto, o magari anche dal corsivo): enfatizzare una determinata caratteristica del prodotto o del produttore.

Stiamo poi attenti al momento di pagare il conto: su certi menu viene precisato che «non si accettano “assegni”». Be’, hanno anche ragione... (Va detto comunque che l’italiano non è l’unica lingua a massacrare in tal modo la logica e la grammatica: ci ha già pensato il francese. I menu d’Oltralpe sono zeppi di assurdità di questo genere, e devo ammettere che ogni volta che mi capita di leggerne una tendo per un attimo a dimenticare l’osservazione del bravo Bartezzaghi e ad interpretare letteralmente il messaggio. Così quando mi vedo proporre «notre “râble de lièvre”» la mia mente torna irresistibilmente agli immortali versi di Folgore: «Se potesse la lepre cucinata / lamentar la sua fine disgraziata / quest’oggi in trattoria dal piatto mio / salirebbe un leggero miagolio.»)

Qual è dunque (anzi: quale dovrebbe essere) il ruolo delle virgolette? Servono ad esprimere un discorso diretto, a delimitare una parola, italiana o straniera, non (ancora) entrata nell’uso, od un nomignolo («Ilona Staller, soprannominata “Cicciolina”»), oppure a mettere in rilievo l’accezione insolita o strana conferita ad un termine. Dardano e Trifone [2] citano come esempio la frase «il valore “politico” dell’opera d’arte», che potrebbe interpretarsi come «il valore che, forzando un po’ il significato, potremmo definire “politico” dell’opera d’arte». Servono poi, e qui torniamo al significato tradizionale cui allude Bartezzaghi, a far assumere la connotazione di “cosiddetto” o “sedicente”, se non addirittura truffaldino («il “miliardario americano” è stato arrestato qualche ora dopo dai carabinieri»).

Per quest’ultimo motivo non può non destare perplessità l’usanza (nata non si sa bene come, dove e perché) consistente nell’infiorare di virgolette i necrologi e i manifesti funerari, quali vengono affissi nei piccoli comuni, là dove si intende mettere in risalto una particolare attività o benemerenza e si ottiene invece, senza volerlo, il risultato di offendere sanguinosamente la memoria del defunto. Tizio, “capostazione FFSS”; Caio, “donatore di sangue”; Sempronio, “ex maestro di sci”: quale messaggio si intende comunicare? Dobbiamo escludere un uso improprio delle virgolette e intendere che Tizio fingeva di essere capostazione ma che in realtà frequentava quella stazioncina di frontiera per trafficare clandestini? Che Caio raccontava alla moglie di andare in ospedale a donare sangue mentre in realtà le sue visite celavano un’appassionata relazione con una vezzosa infermiera? Che Sempronio, quando si trovava al bar, raccontava di essere maestro di sci per rendersi interessante agli occhi delle turiste straniere, ma non sapeva fare un semplice spazzaneve neanche a pagarlo un milione? In tal caso, vien fatto di dire, ci troveremmo di fronte ad un modo perlomeno singolare di ricordare i poveri “morti”.


NOTE

[1] Stefano Bartezzaghi, Non se ne può più: il libro dei tormentoni, Milano, Mondadori, 2010.

[2] Maurizio Dardano e Pietro Trifone, La lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1985.



Questo articolo è apparso per la prima volta il 19 dicembre 2011 sul sito http://comunicarepensieri.blogspot.com.

05/11/18

Pier Giacomo Nigido, LO SCARAFAGGIO DI FRANZ


["Behind the threshold protected by a melancholic lion..." (Genoa 2018). Foto Rb]


La stanza è fredda e debolmente illuminata dal lume ad olio della scrivania e l’uomo è vestito di panni scuri e il colletto della camicia è alto e duro. Alcune gocce di sudore gli imperlano la fronte. La mano sinistra è abbandonata sulla coscia. Sulla scrivania una boccetta di inchiostro nero, una penna e fogli bianchi…

…sono andato in ufficio ed ho esaminato alcune pratiche di risarcimento... alle 11 ho ricevuto la vedova del farmacista Goldschmied e abbiamo discusso della polizza intestata a suo favore dal defunto. L’ho rassicurata sull’imminente liquidazione della rendita. Sotto la veletta si intuivano gli occhi arrossati e la voce aveva un leggero tremito... no... l’elegante vedova l’ho incontrata ieri mattina... calma Franz, ricorda meglio... senz’altro stamane ero in ufficio e devo aver fatto le solite cose: esaminato alcune pratiche che mi erano state appena consegnate, vistato altre per l’Ufficio liquidazione. Avevo appuntamenti?...

...Sedia, scrivania, tampone assorbente, inchiostro…

Quando ho cominciato a pensare che il piede destro è quello di spinta e quello sinistro solo di appoggio?... Zoppicavo, camminavo in modo bizzarro, quando sul Corso ho incontrato l’Agrimensore Wiener, con la moglie e i quattro figli. L’Agrimensore ha toccato leggermente la tesa del cappello in segno di saluto. Ho risposto al saluto? Spero... Sono andato a pranzo alla solita trattoria. Una strana insofferenza per l’ambiente, i camerieri, gli effluvi dalla cucina si è impadronita di me ... Anche dalla strada, ora illuminata, salgono odori pesanti di carni speziate e cavoli stufati, e rumori di passi che si allontanano...

...Odori, colori, suoni, tatto... 

...Sono ritornato in ufficio e quel fastidio e quella cappa grigia che mi impediva di applicarmi, di esaminare le carte con un minimo di concentrazione.... Dèi impietosi, dopo quell’orrore, non mi hanno accolto nel regno della pazzia... Sul Corso, da alcune settimane è comparso un vecchio ossuto, dal volto scavato, coperto da un pastrano militare, grigio sporco e sdrucito. L’ho visto fermarsi a raccattare i mozziconi dei sigari e mimare l’atto di fumare, per riprendere a camminare a larghe falcate, con le gambe tese. Poi, fermarsi improvvisamente irrigidito: un burattino immemore di se stesso. E l’altro folle dall’eloquio torrentizio e incomprensibile: diluvi di avverbi, cascate di preposizioni, fughe disordinate di nomi composti. Discute fitto fitto con interlocutori immaginari... Sono uscito dall’ufficio e ho raggiunto Max e gli altri al Caffè. Non riuscivo a seguire la conversazione, ero distratto. Anzi, le chiacchiere - si parlava del Teatro ceco - mi sembravano più vacue del solito... Mi ha salvato il riflesso della vetrina della modista dai regni della follia?... Non ho una memoria precisa del ritorno a casa... Forse, nel tragitto ho incontrato l’Agrimensore e la sua famiglia a passeggio... Un suono: lo scricchiolio delle assi dell’impiantito... le scale... questo lo ricordo distintamente... Ho una sorta di circospezione, cautela nel ricordare quello che è successo... E la mano destra che si appoggia sul pomo d’ottone dell’ingresso... pensieri frammentari e incoerenti... Da alcune settimane... da alcuni mesi, non ricordo con precisione, ho cominciato a sentire un solletichio in fondo alla gola, che annuncia uno schianto in mezzo al petto, seguito da un accesso di tosse, che mi lascia a lungo ansante e spossato. Vi è un qualche nesso, sottile legame, con quello che è successo?...

… il campanile della Cattedrale emergere dalle nebbie delle prime notti invernali... lo strano turbamento che ti assale ai rintocchi, paiono interminabili, della mezzanotte: l’ora delle ombre e dei pensieri inconfessabili... l’infrazione... la caduta... è questo ciò che è successo?... la subitanea e fulminea visione altra: l’intima e orrifica percezione della natura umana. La distruzione del senso di naturalità che ci accompagna e che ci fa sentire a nostro agio nel mondo. Delle persone che incontri giornalmente, fai sempre, in modo più o meno consapevole, una loro valutazione di armonia o disarmonia, di bellezza o bruttezza; e che esista un aspetto umano, un volto che qualifichiamo umano (anche il mio, riflesso nello specchio della camera), è sempre presupposto...

...Vita, amore... l’essenza…

Così ci vedono gli animali? provano lo stesso orrore, per esempio, i cavalli? e scendendo nella scala biologica, altri esseri dotati di sistemi percettivi? Questo mutamento della percezione sarà permanente, o solo un incubo ad occhi aperti, che si dissolverà in breve tempo?

...L’uomo prende la penna e inizia a scrivere: “Una mattina Gregor...”