[Symmetry in Space-Time (Marine Hotel, Dun Laoghaire 2018). Foto Rb]
Le serie televisive e i film dell’Asia orientale si
servono di vari elementi tematico-strutturali, uno dei quali, non raro, è il
viaggio nel tempo. Su Carte allineate
lo abbiamo trovato in Rooftop Prince,
serie coreana del 2012 per la regia di Lee Hee Myung) e nel più noto The Girl Who Leapt throughTime (2006), film giapponese di animazione diretto da Mamory Osoda, con Gwey Lunmei e
Anthony Wong.
Si veda anche la pellicola di grande affluenza di
pubblico asiatico Secret (2007),
scritta e diretta dal regista taiwanese Jay Chou, con Gwey Lunmei e Anthony
Wong, ambientata in un conservatorio di Taipei, i cui protagonisti si
innamorano per mezzo di una porta nel tempo apertasi tramite l’esecuzione, al
pianoforte, di uno spartito misterioso. Interessante, in Secret, che la prima metà del film risulti interamente realistica:
non si sospetta il fantastico fino a quando il protagonista maschile si accorge
di essere stato l’unico a vedere la viaggiatrice del tempo e a comunicare con
lei, ora deceduta per una malattia letale, ma che lui riuscirà a raggiungere,
infine, viaggiando a ritroso nel tempo dopo avere eseguito il medesimo pezzo
musicale che aveva suonato lei prima di tornare nella sua epoca. Il passato
viene così modificato con effetti di continuità serena del rapporto di coppia
nel presente. In questo film elegante e dalla recitazione piacevolmente
antispettacolare, in cui la musica classica svolge un ruolo rilevante, non si
dà uno dei corollari dei viaggi del tempo asiatici, ovvero “l’effetto farfalla”, che nelle teorie del
caos prevede modificazioni significative del sistema, dato il sovvertimento di un elemento anche minimo; in questo caso, se si cambia un
dettaglio del passato, si potrebbe influenzare in maniera decisiva il futuro,
come invece avviene in Your Name
(2016), film giapponese d’animazione diretto da Yakoto Shinkai.
Your Name, uno
dei cartoni animati di maggiore risonanza degli ultimi anni, ha disegni nitidi
e motivi di contrasto tra la perdita dei valori tradizionali nelle grandi città
e la possibilità, ricorrente in molta narrativa scritta e visiva nipponica, del
disastro che distrugge una popolazione, un evidente incubo archetipico nato dalla
ricorrenza dei terremoti e dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, più
recentemente dallo tsunami di Fukushima. Gli adolescenti protagonisti, lei residente in un paese, lui a Tokyo, si
incontrano via sogno a tre anni di distanza dal tempo in cui ciascuno dei due vive; e occupano l’uno il corpo
dell’altra con qualche affetto di alleggerimento comico. Scoperta infine la
dimensione del viaggio temporale, lei con l'aiuto di lui riesce a sventare la distruzione
totale del paese di campagna, facendo evacuare per tempo la
popolazione. Otto anni dopo, i due protagonisti si rivedono per caso, ma hanno
dimenticato le esperienze vissute come, suggerisce la pellicola, avviene ai crononauti; tuttavia l’iniziale disastro avvenuto è
stato modificato dal viaggio nel tempo e il lieto fine sentimentale si
presuppone avverrà nel neo-incontro a Tokyo dei due, ormai laureati, ora ignoti reciprocamente ma mutualmente attratti,
su cui si conclude il film.
Due serie taiwanesi dello stesso anno 2016 presentano
anch’esse il motivo del viaggio nel tempo.
Shuttle Love Millennium (2016), taiwanese, appunto, ma diretta dal coreano Kim Byung Soo, con Janice Man, Puff Kuo, Wei Daxun, Zhang Zimu, vede due personaggi in viaggio nel tempo tramite una combinazione magica di chiaro di luna e una bevanda alcolica con proprietà particolari. Chi si trova a utilizzare questi strumenti e ha un doppio nel passato o nel futuro si trasferisce nel sosia e agisce al suo posto. Qui l’arco temporale è la Shanghai del 2016 e quella del 1936, quest'ultima con l’atmosfera gangsteristica e l’incombenza della battaglia del 1937 tra l’esercito giapponese e cinese, nota al viaggiatore proveniente dal futuro, che cerca di minimizzarne le conseguenze. L’effetto farfalla è qui prevalente e conduce alla formulazione del destino sentimentale della coppia protagonista e di quello di vita generale altri personaggi.
Shuttle Love Millennium (2016), taiwanese, appunto, ma diretta dal coreano Kim Byung Soo, con Janice Man, Puff Kuo, Wei Daxun, Zhang Zimu, vede due personaggi in viaggio nel tempo tramite una combinazione magica di chiaro di luna e una bevanda alcolica con proprietà particolari. Chi si trova a utilizzare questi strumenti e ha un doppio nel passato o nel futuro si trasferisce nel sosia e agisce al suo posto. Qui l’arco temporale è la Shanghai del 2016 e quella del 1936, quest'ultima con l’atmosfera gangsteristica e l’incombenza della battaglia del 1937 tra l’esercito giapponese e cinese, nota al viaggiatore proveniente dal futuro, che cerca di minimizzarne le conseguenze. L’effetto farfalla è qui prevalente e conduce alla formulazione del destino sentimentale della coppia protagonista e di quello di vita generale altri personaggi.
L’altra serie taiwanese è Back to 1989, diretta da Ker Choonhui, con Marcus Chang, Ivy Chao, Mini
Tsai. Qui il protagonista viaggia nel passato, ivi proiettato casualmente da un
incidente in moto, e si ritrova nel 1989, l’anno prima della sua nascita;
frequenta un gruppo di persone tra cui sua madre da giovane e cerca il segreto di chi fosse suo padre che, nel futuro, non aveva saputo risolvere in quanto la madre non glielo aveva mai voluto rivelare. Nel 1989, il nonno
astronomo, cui confessa chi egli sia in realtà, gli parla dei rischi dell’effetto
farfalla e della possibilità che la sua stessa esistenza venga annullata in
dipendenza da quali fattori modificherà nel passato
Il tópos del
viaggio attraverso il tempo, in questi prodotti visivi, sembra voler sanare le
ferite di una vita trascorsa, in ogni caso lenire il dolore personale e collettivo.
Sono più che semplici fiabe, insomma.
[Roberto Bertoni]