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23/04/19

M. Esther Harding, WOMAN’S MYSTERIES ANCIENT AND MODERN

Sottotitolo: A Psychological Interpretation of the Feminine Principle as Portrayed in Myth, Story and Dreams. 1955. London, Rider, 1982


Allieva di C.G. Jung, Harding indaga la luna in quanto simbolo e archetipo, traendo, da un’inchiesta nella storia culturale, molteplici conclusioni di cui qui se ne mettono in rilievo alcune.

In linea di massima, secondo Harding, presso coloro che ella definisce “i primitivi”, c’è la credenza che la luna sia agente di fertilità (“Primitives believe that the moon fertilizes”, p. 21).

In alcune popolazioni, la luna rappresenta il vero sposo della donna, mentre quello umano ne è l’effigie.

Allo stesso tempo, “to the ancient and primitive man, the moon was the visible representative of womanhood” (p. 29).

La luna simbolizza il principio femminile, che per Harding, archetipicamente, è Eros, mentre il principio maschile è il Logos.

“The belief that there is a peculiar connection between woman and the moon has been universally held since the earliest times” (p. 55).


[Roberto Bertoni]

19/04/19

Shoshana Zuboff, INTRODUCTION TO THE RAISE OF SURVEILLANCE CAPITALISM

Sottotitolo: The Rise for a Human Future at the New Frontier of Power. Londra, Profile Books, 2019

Si tratta di un volume impegnativo e utile, che si occupa dell’invasione della vita privata e della manipolazione dei gusti e delle tendenze degli esseri umani in questa fase del capitalismo, che viene definita in questo libro “surveillance capitalism”, fase messa in atto soprattutto dalle grandi ditte informatiche quali Facebook, Amazon e Google.

Il capitalismo della sorveglianza raccoglie costantemente notizie sugli utenti dei social per poi rivenderle a ditte varie che ne fanno un uso manipolativo.

Ecco di seguito alcune citazioni dall’introduzione, tratte (non senza senso del paradosso) dall’edizione online di Google Books. Già di per sé queste citazioni, seppure in forma sparsa, indicano il pericolo e la vastità della situazione:

“Surveillance capitalists know everything about us, whereas their operations are designed to be unknowable to us. They accumulate vast domains of knowledge from us, but not for us. Thy predict our future for the sake of others’ gain, not ours”.

“Surveillance capitalism is a rogue force driven by novel economic imperatives that disregard social norms and nullify the elemental rights associated with individual autonomy that are essential to the very possibility of a democratic society”.

“As surveillance capitalism becomes the dominant form of information capitalism in our time, what fresh damage and regret will be mourned by future generations?”

This is a “key battleground upon which the possibility of a human future at the new frontier of power will be contested”.

Automated protocols are designed to change human behaviour. “How did they get away with this?”

“What havoc might surveillance capitalism wreak on human nature?”

“Instrumentarian power”, a cause for an “antidemocratic vision of society”.


[Roberto Bertoni]



25/10/18

Maurizio Molinari, PERCHÉ È SUCCESSO QUI

["Autumn again... The seasons take their course while politics deteriorates
all around us..." (Parco della Maggiolina, La Spezia 2018). Foto Rb] 


Maurizio Molinari, Perché è successo qui. Sottotitolo: Viaggio all’origine del populismo italiano che scuote l’Europa. Milano, La Nave di Teseo, 2018


Il capoverso iniziale di questo libro enuclea i suoi punti chiave: “Aggrediti dalle diseguaglianze, sorpresi dai migranti, flagellati da imposte e corruzione, bisognosi di protezione e sicurezza, feriti dalla globalizzazione, inascoltati dai partiti tradizionali e rafforzati nella capacità di esprimersi dall’avvento dell’informazione digitale, gli italiani hanno reagito consegnando le proprie sorti al primo governo populista dell’Europa occidentale […]” (p. 11).

Accanto al populismo, Molinari sviluppa il concetto di sovranismo che, spiega, promette “sicurezza agli elettori”, individuando dei nemici da abbattere: “dalle élite che opprimono ai migranti che invadono, fino alla globalizzazione che polverizza il lavoro” (p. 12). Se il nazionalismo del passato aveva come scopo il superamento della frammentazione e la formazione di Stati unitari, il sovranismo contemporaneo rivendica autonomia dalla globalizzazione. Si tratta di una “riedizione tribale del nazionalismo” (p. 21).

“Cinque tabù” facilitano l’avanzata dei populisti e dei sovranisti: “il timore dell’Islam, la competizione economica coi migranti, la paura di perdere l’identità nazionale, l’insofferenza dell’Europa come insieme di regole e il fascino di leader autoritari come Vladimir Putin” (p. 15).

Nei vari capitoli che argomentano questi aspetti, si trovano dati e analisi utili a capire come si sia pervenuti alla situazione attuale. Si nota qui, in particolare, l’impoverimento del 32,4 per cento delle famiglie italiane, che “arriva alla fine del mese con difficoltà”: è un segnale del disagio dei ceti medi, con un Meridione i cui problemi centrali sono “disoccupazione, povertà, corruzione, mafia e sfruttamento” e un Settentrione il cui “nemico è rappresentato da tasse oppressive, burocrazia asfissiante, servizi inadeguati” (pp. 27-28).

Molinari rileva che “se i partiti politici avessero dedicato più tempo e risorse al rafforzamento dei diritti dei cittadini, ciò avrebbe consentito al paese di avere uno scudo di anticorpi per fronteggiare la valanga populista” (pp. 50-51).

Nell’insieme, si ha un pamphlet che mette l’accento sul deprecabile stato di crisi della democrazia e della compagine sociale in Italia. 

Si aggiunge l’auspicio di chi scrive queste note che si ricostruiscano un’ideologia e comportamenti autenticamente democratici in grado di arginare la demagogia, le ideologie di destra e l’incompetenza di cui pare caduta vittima l’Italia di oggi.


[Roberto Bertoni]




17/02/17

Massimo Recalcati, NON È PIÙ COME PRIMA

Sottotitolo: Elogio del perdono nella vita amorosa. Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014


Il presupposto ideologico di Recalcati è l’opposizione a quanto egli definisce “l’ideologia del Nuovo” (p. 12), ovvero il desiderio costante di mutamento, la ricerca di qualcosa di nuovo nelle esperienza sentimentali invece di soffermarsi e approfondire quel che già si è scoperto. Si tratta di una “degradazione della vita amorosa” (p. 17), basata sull’assioma falso che “nel Nuovo si troverebbe la piena realizzazione di se stessi” (p. 21).

I comportamenti amorosi contemporanei sono pervasi da una concezione narcisistica dell’amore (“amo me stesso attraverso te”) e da un eccesso di “smascheramento nei confronti dell’Ideale dell’amore”, che “ha finito per colludere fatalmente con il cinismo iperedonistico del discorso del capitalista” (p. 24), mentre l’amore rifluisce frattanto anche in una dimensione alienata assimilabile alla commercializzazione consumistica dell’usa e getta.  Si tratta di un libertà fasulla: “il discorso del capitalista vive […] ogni forma di legame come un ostacolo alla sua affermazione incontrastata” e “i legami non sembra possano più tenere di fronte a una libertà che si vuole assoluta e che rigetta ogni esperienza del limite”

Un’opposta concezione dell’amore si inserisce in una tendenza verso un “per sempre, che accompagna ogni vero amore, resiste alla tendenza nichilistica del nostro tempo” (p. 29) e vede la fedeltà non come un obbligo esteriore e “una camicia di forza”, bensì “un evento della libertà, una scelta del desiderio” intesa ad approfondire le relazioni umane anziché chiuderle ed evaderne.

Il trauma dell’infedeltà e dell’abbandono riconducono a ferite più antiche di chi le subisce. Il perdono, difficile in quanto decisione e strategia di riconciliazione, non dipende “dai comportamenti dell’altro, ma da un raccoglimento e da una decisione del soggetto” (p. 90).

Al di là di elementi e situazioni di stampo patologico o estremo, che implicano comportamenti e spiegazioni specifiche, il perdono, “sempre preceduto dal trauma del tradimento e dell’abbandono” (p. 14), muove in direzione terapeutica rispetto all’“irreversibile sfiducia nell’Altro” (p. 15), intervenuta di fronte al torto subito.


[Roberto Bertoni]

                                                                                   

29/09/15

Erich Neumann, STORIA DELLE ORIGINI DELLA COSCIENZA


[Small river dragon (Dublin 2015). Foto Rb]


Erich Neumann, Storia delle origini della coscienza. Ed. originale in lingua tedesca 1949. Traduzione di L. Agresti. Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1978


Come riscontra Carl Gustav Jung nella Prefazione, Neumann “prende le mosse […] dal simbolismo matriarcale, e, per esprimere in termini concettuali quel che ha visto, adopera un simbolo, cioè l’Uroboros” (p. 11), ovvero il mito circolare del ritorno su di sé, che Neumann assume come punto di partenza tanto della coscienza individuale quanto di quella collettiva, secondo una teoria in base alla quale “nello sviluppo ontogenetico la coscienza egoica dell’individuo deve percorrere i medesimi stadi archetipici che hanno determinato lo sviluppo della coscienza all’interno dell’umanità” (pp. 13-14).

I tre stadi di sviluppo mitologici, secondo Neumann, sono l’Uroboros, il momento in cui tutto coincide e si identifica nell’universo; la Grande Madre, la fase corrispondente all’“uscita dall’Uroboros” con “la nascita e la discesa nel mondo inferiore della realtà pieno di sofferenze” (p. 54); infine la separazione dai genitori, coincidente mitologicamente con la Lotta contro il Drago e la conseguente affermazione dello stadio eroico o della presa di possesso della realtà.

Forse, a distanza di tempo dalla formulazione, l’evoluzionismo di questa teoria può anche risultare meccanicistico e non del tutto corrispondente alla realtà, per lo meno sul piano storico dell’elaborazione mitologica.

Resta però l’ampio respiro, cosmico, della presenza del simbolo e degli archetipi nella filogenesi e nell’ontogenesi, non solo fascinoso, ma anche palliativo dell’angoscia esistenziale legata alle domande di un realismo assoluto e soffocante.


[Roberto Bertoni]