19/09/13

Tom Neuhaus, TIBET IN THE WESTERN IMAGINATION

Londra, Palgrave MacMillan, 2012


Questo volume denso di informazioni e riflessioni e scritto con chiarezza espositiva nonostante le tortuosità dell’argomento trattato, si occupa delle rappresentazioni del Tibet da parte di autori inglesi e tedeschi tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento.

Prende in considerazione studi antropologici, geografici, sociologici, racconti di viaggio, narrativa, diari e giornalismo. Appaiono autori noti come Madame Blawatsky, Rudyard Kipling, James Hilton.

Lo sviluppo cronologico è in tre fasi.

Il periodo 1853-1904 vede la “scoperta” del Tibet da parte dell’Europa, la considerazione negativa del lamaismo nelle notazioni dei missionari cristiani, la descrizione negativa della popolazione.

Nel periodo 1904-1947, ricompaiono i pregiudizi della fase precedente, ma con lo iato creato dalla prima guerra mondiale, per cui dopo il 1918 si determina, nella sconfitta degli ideali di grandeur e superiorità occidentale di fronte al massacro, una più pronunciata simpatia verso il Tibet, interesse per il magico e idealizzazione.

Il periodo 1947-1959 è caratterizzato da predisposizione ecologica, idealizzazione dei fattori mistici, ma soprattutto dalla presenza cinese e dagli atteggiamenti nei confronti della rivoluzione in Cina da parte dei vari osservatori.

Non si può sempre parlare di orientalismo a parere di Neuhaus, anzi gli atteggiamenti occidentali in tutte e tre le fasi sono caratterizzate in modo plurale e policentrico relativo alle quattro aree tematiche prese in considerazione nel volume: politica, religione, popolazione e ambiente. Al fondo paiono comunque definirsi con maggiore chiarezza due concezioni: una idealizzante e misticizzante, che da del Tibet l’agognata Shangri La; e una fondata su una maggiore concretezza, ma non necessariamente accurata nelle conclusioni. 

Il Tibet ha spesso rappresentato una proiezione dei desideri socio-religiosi dell’Occidente e un parametro per misurare la validità della modernizzazione.


[Roberto Bertoni]