09/08/16

Donald Low e Sudhir Thomas Vadaketh, HARD CHOICES



[What path to the future? (Singapore MRT, 2016). Foto Rb]


Donald Low e Sudhir Thomas Vadaketh, Hard Choices. Sottotitolo: Challenging the Singapore Consensus. Singapore, NUS, 2014


Il volume mette in evidenza quanto Singapore sia al contempo una delle società più prospere del pianeta e una delle più ineguali, con redditi bassi al punto più basso della scala sociale a paragone di altri paesi sviluppati e non alti livelli di felicità sociale nonostante gli indubbi enormi progressi nel senso del benessere a partire dall’indipendenza nel 1965.

Un aspetto della questione è quello della meritocrazia, che costituisce la base dell’ideologia dominante. Se da un lato limita fortemente la corruzione e fornisce opportunità comuni a ogni strato sociale e gruppo etnico, oggi molti Singaporiani percepiscono il sistema meritocratico con un senso di minore equanimità che in passato: “part of this dissatisfaction with meritocracy is a reaction to growing inequalities of income and more conspicuous displays of wealth in Singapore” (p. 4).

Low osserva che l’ineguaglianza di reddito è cresciuta negli utlimi dieci anni circa e individua alcuni “miti” dell’ideologia liberista dominante, mettendoli a nudo e negandoli, cioè il mito che la crescita dell’ineguaglianza sia una conseguenza necessaria della rapida crescita economica e una condizione necessaria per la concorrenza (p. 18); il mito che il modo migliore di soccorrere gli indigenti sia di aiutare gli abbienti (p. 21). Con ogni evidenza, come nota Low, “unequal resources easily translate into unequal access to opportunities” (p. 25).

Vadaketh punta sull’idea d’identità nazionale fondata sui valori di “hard work, tolerance, the importance of meritocracy, and the belief in pragmatism” (p. 91), che sembrano essersi indeboliti negli ultimi anni, in parte anche per la mutate composizione della popolazione dei residenti con l’accesso, fino al 2011, di circa un 50% di immigranti, sia forza lavoro intellettuale altamente qualificata, sia lavoratori con mansioni manuali, entrambi i gruppi con valori, almeno iniziali, diversi da quelli della popolazione originaria: “the migrant of today will probably never integrate like the migrants of yesterday” (p. 68).


[Roberto Bertoni]