11/04/18

Ian McEwan, SOLAR

London, Jonathan Cape, 2010

Ci domandiamo in che modo i personaggi emblematici del nostro secolo vengano scelti da narratori di qualità letteraria e pubblico vasto e globale. Avevamo esaminato quest’idea col romanzo di Isabel Allende, L’amante giapponese. La questione si ripresenta con Solar di Ian McEwan, che sceglie un protagonista totalmente diverso, si direbbe anzi opposto, a quello di Allende.

L’approccio di McEwan è satirico-grottesco e iperbolico. Il suo Michael Beard è uno scienziato che ha ottenuto il premio Nobel per la fisica scoprendo una variante della relatività di Einstein. Interessante qua e là la discussione in merito con interventi in vari convegni e l’insistenza sulla perdurante divisione, suggerita dall’autore, tra cultura umanistica, soprattutto l’idea che la realtà coincida con la sua interpretazione, e quella scientifica, che ipotizzerebbe, secondo McEwan, una sostanzialità dei fenomeni che la scienza ancora non conosce ma che deve esplorare.

Beard è un arrivista di primordine, non esita a impadronirsi delle concezioni originali di un più giovane collega e a svilupparle a suo beneficio. Indubbiamente, con questa scia dell’intreccio, si rappresenta un malcostume non raro negli atenei di tutto il mondo.

La vita privata di questo personaggio risulta piuttosto discutibile quanto a valori di sincerità e lealtà nei rapporti interpersonali. Dongiovanni impenitente, circondato da amanti ovunque nonostante la scarsa avvenenza fisica, ha avuto cinque mogli, infine una figlioletta da una raffinata intellettuale inglese che non intende sposare sebbene le sia affezionato - la tradisce frattanto con un’altra donna, un prototipo di opposto della prima, di estrazione popolare e americana. L’attività sessuale/sentimentale di Beard è esagerata di proposito e si risolve in episodi talora sarcastici, talora di pericolo.

Una delle mogli, infatti, accortasi dei suoi tradimenti, lo tradisce a sua volta, per vendicarsi, con Tarpin, un carpentiere violento, e con il ricercatore Aldous (altri due opposti, per personalità ed estrazione sociale, l'uno dell'altro). Scoperta la storia con Aldous, Beard viene a un confronto col giovane, che muore per incidente, inciampando su un tappeto e battendo fatalmente la testa. Per non venire accusato di un eventuale omicidio, che sarebbe difficile dimostrare non essere avvenuto, Beard confonde le prove e riesce a far accusare Tarpin di avere assassinato Aldous. Beard scampa e appunto, come sopra notato, s’impadronisce della ricerca di Aldous, arricchendosi in questo modo scorretto.

Il romanzo svolge in tre archi temporali, 2000, 2005 e 2009. Nell’ultima parte, i fili delle malefatte del protagonista si stringono. Soffre di un cancro incipiente. È ingrassato tanto da mettere a rischio il cuore. Il padre di Aldous e l’ex socio inglese gli lanciano alle calcagna la legge. Uscito dal carcere, Tarpin lo scopre e si confronta con lui. Le ultime due amanti e la figlia gli compaiono dinanzi insieme.

Nell’ultimo capoverso il cuore di Beard si allarga al vedere la figlia, l’unico essere che fosse abbia amato, corrergli incontro, ma la descrizione di questa scena è tale che si potrebbe trattare non di afflato emotivo ma di infarto. Mc Ewan parla di tale ambiguità e apertura del finale, confermandola, senza chiarirla, in un intervento su YouTube

Chi è dunque Michael Beard? Quale allegoria dei nostri tempi? La disonestà? L’incertezza della scienza? Il disprezzo per la sensibilità femminile? E perché viene “punito” se il finale è un infarto, o si salva nel caso opposto? In fondo, la domanda è sugli esseri umani della tarda modernità che spazza ogni regola e mette a rischio la vita con la crisi climatica, ovvero un’altra corrente ideologica importante del romanzo.


[Roberto Bertoni]