28/02/08

LA METAFORA È IL MONDO: MARIO LUZI


[That C... as enigmatic as poetry can be. (From the walls of Dublin). Foto di Marzia Poerio]


Già in LA BARCA, libro pubblicato nel 1935, Mario Luzi individuava "una verità che procede intrepida" dal passato al presente: dal "profondo" delle "foci alle sorgenti" lungo il corso della memoria individuale e collettiva. In questa raccolta e nella successiva (AVVENTO NOTTURNO, del 1940), la memoria letteraria risaliva dai moderni (i simbolisti e gli ermetici) ai classici (soprattutto Petrarca, Foscolo e Leopardi) e interagiva con un'etica religiosa intrecciata ad una filosofia neoplatonica, entro un contesto metafisico che portava l'ermetismo a nuovi, estremi, esiti.

In AVVENTO NOTTURNO, gli elementi primari dell'universo (soprattutto l'acqua, cioè il flusso della memoria, e il fuoco, il pieno della vita), figurano accanto a enigmatici oggetti metafisici complici di una sensibilità che cerca di distanziarsi dal fervore delle passioni. Questi oggetti sono pietre, minerali, costellazioni, astri, corpi celesti simbolizzanti eternità e presenti nella poesia di Luzi anche per il loro freddo nitore di linguaggio. Abbiamo poi cristalli correlativi di vitrea ascesi interiore, "cave specchiere" duplicanti un io svuotato e paesaggi arborei inediti (un "albero increscioso" è sottratto dall'aggettivo inconsueto ad una natura indifferente, e un "cipresso equinoziale" trasborba, per l'attributo insolito, dalla dimensione spaziale e geografica a una dimensione temporale).

In AVVENTO NOTTURNO, il poeta dice che "la vita è senza scampo" ed è un "averno mutevole". I simboli appena nominati attenuano, con la loro fissità, l'ansia dell'emotività nell'Ade mutevole che è il presente. La ragione, mentre contempla così il presente, registra l'assenza di vie di scampo dai labirinti della memoria, adottando la strategia di un "ricordo impassibile". L'impassibilità esamina il passato e "l'esercizio della ragione", scrive Luzi in un saggio (DISCORSO NATURALE, del 1984), "arriva inevitabilmente alle barriere dell'inesplicabilità".

In queste e nelle altre raccolte di IL GIUSTO DELLA VITA, con sobria solennità di linguaggio e prosodia di ascendenza classica, Luzi sonda l'inesplicabilità del conflitto metafisico tra persistenza della memoria e oblio, tra passato e presente, tra mutabilità e immobilità nell'ambito di un'unità tematica compatta (la campagna, relazioni amorose, il rapporto con la madre). In ogni nuova raccolta, si danno però sviluppi tematici ed espressivi.

In UN BRINDISI, un "rigore che assidera le forme" coesiste con emozioni che le animano. I simboli pendono ancora sul surreale (ad esempio un' "aria lilla"), ma cedono più spesso il passo a metafore che legano il mondo naturale al mondo del pensiero (ad esempio " cedri pensierosi").

PRIMIZIE DEL DESERTO, con crescente complessità filosofica, si colloca in una "vicissitudine sospesa", cioè un petrarchesco stato di ansiosa incertezza tra molteplici piani dell'esperienza ("letizia e dolore", "nascita e morte", "non essere" e "non esistere") e tra le ambiguità semantiche di "ciò che divide l'esistenza", e cioè: sia ciò da cui l'esistenza è divisa e ciò che è diviso dall'esistenza. L'ultimo verso di questo libro è una dichiarazione di dolorosa labilità: "la mia pena è durare oltre quest'attimo", l'attimo che pare contenere l'essenza dell'universo, l'attimo che pare sistemare la nostra consapevolezza del mondo.

In ONORE DEL VERO, ritroviamo dubbi e labilità, ma anche una posizione esistenziale forte, di scelta decisa, riassunta nella secca alternativa: "la conoscenza per ardore o il buio". Si potrà interpretare questa affermazione come rivendicazione di una scelta etica della conoscenza della luce della vita (tramite l'ardore passionale dell'intelletto) sul buio dell'oblio, dell'incoscienza e del nulla.

Segnato dalle esperienze storiche che incisero su di lui sebbene le avesse fino ad allora menzionate solo di rado nella poesia, Luzi uscì con "ardore" da quello che, in UN BRINDISI aveva definito "il falso Olimpo [...], in cui molti credevano di vivere", l'Olimpo della poesia staccata dalla realtà e assiderata nel culto della forma. Con la raccolta DAL FONDO DELLE CAMPAGNE, avviando il ciclo NELL'OPERA DEL MONDO, si gettò nella "fornace dei tempi", e cioè nel ribollire del presente, ma anche nella "fornace" di due suoi tempi interiori: "un tempo che si sfalda e un tempo che nasce". Si sfaldava il tempo regolarmente scandito del "giusto della vita" e nasceva il tempo convulso del "magma".

In NEL MAGMA e SU FONDAMENTI INVISIBILI, Luzi si avventò nel mondo magmatico di ciò che definì "una vita fedele alla vita", intendendo una "vita" poetica (un'opera poetica vitale) in grado di rappresentare fedelmente la vita reale, che sentiva come proliferazione di infiniti aspetti contraddittori e quella che, sul piano etico, percepiva come una "vita irredimibile pagata tutta".
Non si può redimere la vita: da qui il risentimento, l'ostinazione del secondo Luzi nell'esplorare la negatività. Una vita "pagata tutta": da qui il puntiglio con cui il poeta si fa voce morale, sulla base di un'esperienza che ha pagato anche l'ultimo tributo alla vita.

Risentimento, ostinazione, senso della vita come pedaggio pagato al cosmo, raggiunta consapevolezza di sé come uomo e come poeta spinsero Luzi a confrontarsi simultaneamente con gli avvenimenti storici, i contrasti amorosi e l'interiorità. In NEL MAGMA e SU FONDAMENTI INVISIBILI, Luzi segue questi fili diversi come le piste di un labirinto. Per percorrerne simultaneamente i numerosi, intricati sentieri, la voce del poeta "si scinde in tante voci". Il labirinto dove corrono queste voci è buio. La conoscenza è, dice il poeta, "avuta a sprazzi nel buio": avuta, cioè, per temporanee, folgoranti illuminazioni.

Non è sorprendente che questo coesistere di voci diverse abbia qualcosa di teatrale. La seconda poesia di Luzi brucia di dialoghi e la poetica della drammatica lo portò a scrivere veri e propri testi teatrali in versi, il più noto dei quali è LIBRO DI IPAZIA, del 1978. Accanto alla teatralità, una narratività dantesca prevale sull'ermetismo di origine petrarchesca. Se questa è una svolta nella carriera poetica di Luzi, accanto a questi elementi nuovi troviamo il permanere di forme e motivi della fase precedente: si segnala, in particolare, l'endecasillabo di matrice classica (ora alternato a versi di lunghezza meno tradizionale).

La drammaticità cresce e si complica in AL FUOCO DELLA CONTROVERSIA. La "controversia" del titolo della raccolta è quella del poeta con un'entità designata come una "lei", e cioè un'interlocutrice indeterminata di genere femminile, che, mentre appare fornita di una realtà di donna, comprende in sé le seguenti idee astratte grammaticalmente femminili in italiano: la storia, la poesia, la mente, l'anima, la fede, la sofferenza, la vita.

Il poeta si confronta con le diverse facce e gli "enigmi" di questa "lei". Prova pena, o, come dice lui, sente il "patema" della situazione di conflitto drammatico tra sé e l'essere cui si rivolge; percepisce la realtà con dolore ("sente la lama, / dentro, dell'accaduto"); percepisce la realtà come contraddittoria coesistenza di "tutto e [...] niente che emana tra i baleni del mattino", e cioé tra i baleni di luce della conoscenza in una realtà difficile da decifrare. Riflette inoltre sulla natura metalinguistica della poesia, investigando non solo il ricordo, ma anche ciò che chiama il "ricordo del ricordo", ossia la capacità della poesia di ricordare non solo scene vissute, ma anche la maniera (la lingua, le immagini) con cui tali scene erano state ricordate in ricordi precedenti a quelli di adesso.

In PER IL BATTESIMO DEI NOSTRI FRAMMENTI, con risonante prosa ritmica ed un lessico fatto di diversi registri lessicali e strutture sintattiche interrogative, Luzi articola ulteriormente la riflessione sulla memoria e sulla poesia. Il poeta dice che, dopo aver "bruciata la materia del ricordo" (il contenuto dei ricordi, le effettive scene vissute), tenta di ritrovare "fuoco nella materia" (nella materia dei ricordi e della poesia) e "spirito nella lingua" (quanto di indicibile possa contenere una lingua). In questi tentativi di cogliere l'essenza della lingua nei ricordi, gli sovvengono delle immagini metaforiche avvinte al "giogo della metafora": ritiene che queste immagini vadano "sciolte" perché il "giogo della metafora" non le lascia libere di esprimersi. La "metafora", infatti, è la realtà stessa: "La metafora è già. / Sei tu la metafora. / Lo è l'uomo / e la sua maschera . / Lo è / il mondo tutto / da quando è".

È con questi versi che si chiude la nostra breve rassegna dell'opera di Luzi, lasciando l'ultima immagine, dai molteplici significati, aperta all'interpretazione.


[Roberto Bertoni]