17/09/09

Benoît Denis, LITTÉRATURE ET ENGAGEMENT

Benoît Denis, LITTÉRATURE ET ENGAGEMENT DE PASCAL À SARTRE, Parigi, Seuil, 2000

Interessante come il dibattito francese e quello italiano degli anni Quaranta e Cinquanta si somiglino per due elementi essenziali in relazione al concetto di impegno nel rapporto degli intellettuali col comunismo: 1. Il rapporto con la militanza e l’esigenza di libertà ideologica pur avendo idee comuniste e anche l’iscrizione al partito; 2. la rivendicazione della libertà stilistica in rapporto alla prescrizione del realismo socialista.

La definizione di "écrivain engagé", ossia scrittore impegnato, si svolge nel corso di un intero capitolo, il secondo, ma in breve si potrà dire che “celui qui a o pris, explicitement, un série d’engagements par rapport à la collectivité, qui s’est en quelque sorte lié à elle par une promesse et qui joue dans cette partie sa crédibilitè et sa réputation” (p. 31). Nel concetto sartriano, “au fond de l’impérative esthétique nous discernons l’impérative moral” (p. 33) e viene implicata la responsabilità dello scrittore. Si tratta di una “dimension voluntaire et réfléchie” (p. 35). Nell’idea di impegno di derivazione sartriana, quindi, ciò che più conta sono “choix ethique, volonté de participation, urgence”, cosìcchè viene messa in questione l’idea comune di letteratura come entità autonoma (p. 41).

La prima parte del volume, QU’EST-CE QUE LA LITTÉRATURE ENGAGÉ, descrive i problemi principali. In particolare viene evidenziata la doppia natura di quest’idea nel dibattito francese, storica, relativa al periodo 1945-1955 coi precedenti degli anni Venti e Trenta, e transtorica, potendosi utilizzare questa concezione, attraverso la storia culturale, anche in altre epoche. Denis propende per una collocazione storica (p. 19) e considera l’apparizione dell’impegno come dovuta a tre fattori: 1) l’emergere di un “champ littérarire autonome”, ovvero di intellettuali “ne se soumettant désormais qu’a la juridiction de leurs pairs” (p. 20); 2) il manifestarsi, tra XIX e XX secolo, “d’un nouveau rôle social qui se situe aux marges de la littérature et de l’Université, celui de l’intellectuel” (p. 20); 3) l’affiorare della problematiche dell’engagement in rapporto alla rivoluzione sovietica del 1917, che mette in discussione “rien de moins que l’autonomie du champ littéraire [...] à travers la confrontation qu’elle induit entre champ littéraire et parti communiste” (p. 23). Gli inizi di questa dinamica dopo l’Ottobre russo si vedono nel dibattito dei Surrealisti e dell’avanguardia in genere e nella discussione sull’uso della letteratura e la rinuncia dell’intellettuale impegnato a sinistra a suoi privilegi di status. Denis vede tre fasi di questo sviluppo: l’affare Dreyfus e le sue immediate conseguenze; l’egemonia sartriana che rappresenta il momento “dogmatico” dell’impegno; infine la fase successiva al 1955, che si potrebbe definire il “riflusso” del concetto di impegno nel senso sartriano e in cui, prendendo le mosse dalle teorie di Roland Barthes, si accentua il rapporto col linguaggio (pp. 25-26).

Difficoltà comune dell’impegno è il desiderio di intervento militante accompagnato a quello, che può risultare contraddittorio, dello stile letterario: “vouloir s’éngager sans renoncer à la littérature” (p. 70). Un aspetto che ha provocato spesso contrasti con le prescrizioni della politica, soprattutto da sinistra, come dimostra il caso del surrealismo, all’inizio entusiasticamente prossimo al comunismo e poi costretto alla rottura, con Breton che cambiò posizione per difendere la possibilità dellalibera espressione stilistivca e dei metodi onirici, e Aragon che al contrario si convertì alle ottiche del realismo. Quella di Sartre viene definita da Denis una posizione estrema, strenua, di impegno, invece.

Esaminate nel libro anche le posizioni di Pascal, Voltaire, Germaine de Stäel, Hugo, vari altri autori.

Volume leggibile e documentato, tra quelli che rilanciano la discussione sull’impegno nel secolo XXI. Pur notando la difficoltà odierna di tale visione della letteratura, a ogni buon conto chi scrive queste note ritiene essa si possa, con le dovute storicizzazioni, tuttora mettere proficuamente in rilievo.