21/10/15

Alberto Moravia, CINA 1986


In Viaggi. Articoli 1930-1990. Milano, Bompiani, 1994, pp. 1651-84.

Che senso ha il resoconto di viaggio se questo si svolge in paesi di cui non si sa la lingua, dunque non c’è, almeno fino ad anni recenti in cui l’inglese si è fatto lingua planetaria, che una scarsa possibilità di informarsi direttamente dalla conversazione senza interprete, di decifrare i segni tramite la lettura non in traduzione, di esprimere una frequentazione, insomma, tanto della quotidianità, quanto della cultura, dovuta a materiali di prima mano?

Soprattutto, poi, se, anziché un apprendere verecondo dal luogo in cui ci si reca, si ha, scrivendo per quotidiani nazionali, o pubblicando per case editrici di grande diffusione, una tendenza quasi obbligatoria a trarre bilanci immediati e totali, nati da pochi giorni di soggiorno e da letture affrettate.

Moravia, per lo meno, a differenza di altri viaggiatori d’eccezione che hanno visitato la Cina prima di questo secolo anglicizzato linguisticamente, si attiene a dichiarazioni piuttosto fattuali e riferisce impressioni personali, ma anch’egli riconosce, nel terzo viaggio, del 1986, quanto i bilanci frettolosi possano indurre nell’errore. Rivela, per esempio, di non avere potuto comprendere la violenza della rivoluzione culturale nel viaggio precedente, del 1967, in cui attribuiva a Mao, tuttavia, un marxismo di stampo confuciano. (Il primo viaggio risale al 1937).

La predizione del futuro, comunque, non è tanto lontana dalla realtà, se, in quella metà di anni Ottanta, preannunciava una Cina proiettata a diventare terza potenza mondiale, sbagliando di due potenze, dato che è oggi la prima quanto a ricchezza.


[Roberto Bertoni]