12/06/08

Eleonora Matarrese, LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE



Testi di usabilità come la calamina

sulla carta di una schiena di cellulosa che si torce

pari all’ombra di un comignolo sui campi al mattino

il sole non è obliquo e neanche al mezzo del giorno

e il grigio si allunga sui fili

l’erba, con le foglie secche nel mezzo

sembra la suola scricchioli ed è il reticolo che si spezza

Testi di costruzioni ad incastro, fonemi

presi a caso dal ricordo, dalla speme, dal cervello

tuffato nel futuro

di queste luci ora a sprazzi ora soffuse

che incantano l’anima che vaga rapita tra i pensieri

così e null’altro puoi spiegarti quel conoscere piano

e vero di una cosa che non vedi,

di una pietra posata al lambirsi d’acque riottose,

di un nodo su un ramo riempito di muschio

di un lucido pomo d’ottone in alto al campanile

Testi pregni, di bava e di fiele

il legno scardinato a furia di minarci il punteruolo,

di dentro, le schegge saltan fuori impazzite nelle

bambagie degli angoli,

rifiuti di vita, nascosti, ricordi, pulviscolo e

cellule, pezzi d’amianto usciti, uccisi, come d’incanto

dal cuore arlecchino e burattinaio che fugge

al contempo

irrisorio il ridere al teatrino sulla piazza dove il vento

spira - è il mare

e

in questo crogiuolo di confusione è la vita,

quella che rivivi come in un film nel tuo treno,

ma non c’è nessuno con cui puoi parlarne per sapere

com’è andata a finire

quale scena gli piacque di più

se quell’attimo in cui la figlia nasce

l’amore scocca

la bocca s’avvicina all’orecchio

il vino si scioglie lontano

è piaciuto o meno

Testi infiniti, allora, sembrano apparire

quegli occhi scrivono i fiumi, non le mani

le dita, quelle stesse che s’ancorano e s’arginano alla parola

nel disperato tentativo di renderla vana,

per riscriverla a vibrazioni una volta ancora



NOTA SUL TESTO

Nella PROPRIETÀ INTELLETTUALE, il rapporto tra testo e vita sembra di importanza vitale.

Da un lato l’immagine sbieca e la poesia che parla di un disordine; dall’altro i riferimenti a strategie letterarie che rimandano frattanto all’esperienza della realtà.

Per esempio il finire. Come finisce un testo? Quello intitolato PROPRIETÀ INTELLLETTUALE è intimamente aperto. E “com’è andata a finire” la storia implicita di sensazioni raccontata in questi versi?

Anche gli elementi svolgono un ruolo importante, l’acqua e le “foglie secche”.

C’era un tempo una rete in cui si apriva un varco in Montale; c’è in Matarrese un “reticolo che si spezza”: verso quale libertà artistica e interiore? O qualcosa si sfalda e nulla più tiene?

Si passa di infinito in infinito, con una proiezione costante di piani di lettura e di riflessione.

[Commento di Roberto Bertoni].



5 DOMANDE ALL’AUTRICE


1. In che misura il riferimento ai testi è un riferimento metaletterario?

Ho semplicemente pensato, come mi piace da sempre immaginare, che tutto ciò che esiste sia come un calderone da cui estrarre parole ("in questo crogiuolo di confusione è la vita"). E creare testi.

Così ci sono i testi "di usabilità", che possono anzi sono quelli di tutti i giorni, i testi "di costruzioni a incastro", in cui si può scegliere quali significati far pervenire al destinatario. Testi "pregni di bava e fiele" perché scritti con l'urgenza della passione o della rabbia.

Tutti derivano però da immagini che io vedo scorrere dietro le palpebre, che "nascono" dagli occhi, e scorrono come al cinema nella mente ("rivivi come un film nel tuo treno"), ma si è talmente di fretta che non ci si sofferma più su queste immagini, e non le si coglie, e così "non c'è nessuno con cui puoi parlarne per sapere / com'è andata a finire".

In realtà in me c'è una forte identificazione, anzi direi sovrapposizione, tra vita e letteratura.


2. Anche la vita è un testo con tratti di "usabilità" e momenti "ad incastro"?

Certamente. La vita è un testo ad altissimo tasso di "usabilità", sia che si voglia considerare come testo da consultazione o, nella maggior parte dei casi, come testo su cui sempre si ritorna per limarlo, sfrondarlo o aggiungere materiale.

Quanto ai momenti "ad incastro", ci sono oltre ai canonici momenti (nascita, istruzione, religione, lavoro, famiglia) che la caratterizzano, diversi momenti che paiono collimare, incastrandosi, creando un destino personale. Esattamente come in un testo, in particolar modo poetico, si fondono inventiva, grammatica, sintassi, lessico, recupero del passato, contemporaneità, etc.


3. "Ricordi", "pulviscolo": che cosa resta di noi?

Questo lo avverto come un "problema". Nel senso che oggi non ce lo si pone più come nei precedenti periodi storici, fino al Romanticismo soprattutto.

Oggi siamo troppi, la vita è troppo veloce, non si riflette abbastanza, non si fa in tempo ad analizzare un avvenimento per capire cosa ci ha dato o a far proprio un ricordo. Siamo bombardati e per questo più confusi e, a mio avviso, più vulnerabili, perché non focalizziamo più il fulcro ma viviamo in un vortice di piccole (e forse, per la maggior parte, inutili) collisioni. I ricordi fanno una persona più delle esperienze, perché sono ciò che rimane e che sale a galla nella mente.

Oggi però, epoca in cui si dà importanza spesso solo all'apparenza, e al rigurgito di avvenimenti passati nel tentativo di farli rivivere con l'abito nuovo e creare una sensazione, in realtà non si finisce che per essere pulviscolo. Polvere. Siamo già morti. E non con accezione pseudo-depressa: non sappiamo più vivere, siamo presi da altro che le nostre vite.


4. Che rapporto ha la nascita degli ultimi versi col resto della poesia?

Di fronte ad una "morte" nel tentativo di scrivere un testo reale, che parli del sé, di fronte a tanti testi-fotocopia, questa "nascita di testi infiniti" è una speranza.

Una speranza che siano gli occhi a guardare ciò che andrà a finire nei testi, cioè che oltre a guardare il mondo con occhi nuovi lo si guardi veramente.

E non che si creino testi con le mani, fatti ad arte.

Solo così ci saranno fiumi, e i testi saranno infiniti.


5. Quale messaggio vorrebbe comunicare con più urgenza ai Suoi lettori?

Riflettere di più, e andare a fondo di tutte le cose.

Guardare il mondo con occhi nuovi. Vivere alla massima espressione.

E imparare a volersi bene.


[Testo e foto pubblicati, per concessione dell’autrice, dal blog di Eleonora Matarrese]