13/11/07

Piera Mattei, TRE PER UNO (TRE POESIE PER UNO SCIENZIATO)


[How many hands have I already photographed? This time with a square-like thing on it. Foto di Marzia Poerio]


1.

CAMPIONE DI PELLE

Sulla pelle della tua mano
sinistra ho ritagliato un quadrato
cm 2 di lato,
ora è il mio
campione, osservo misuro
raccolgo le informazioni
possibili sul tuo quadrato
di pelle. Ecco,
la nuova oggettività l'ha trasformato
non è più parte della
tua mano. Se varia col caldo
col freddo, col tempo assoluto, sono qui
che registro. Ho gli strumenti per farlo.

Lo bagno, lo osservo bagnato
lo asciugo, lo osservo da asciutto
mi vieto di usare il colore, un metallo
(del rame, del ferro ... il titanio) per
contraffarlo, coprirlo.
E' vietato
bucare, ri-tagliare, sporcare col liquido
sangue. E deve restare quadrato,
e devo soltanto osservare
variazioni normali, i giudizi
qualitativi sono aboliti.

Tutto questo, lo senti, distende
distrae la mia mente, e tu mi volevi
diversa, imparo sulla tua pelle
la flemma, la deduzione - cosiddetta -
dello scienziato innocente.


2.

IL NODO DELLA CRAVATTA

Una striscia di seta, lana, lana-e-seta
disegni minuti coloratissimi
graziosi volatili, piccoli roditori
palme gigli rose ritmicamente
spaziati, fantasie geometriche infine
anche in rilievo su tessuto monocolore
(la moda dell'ultimo decennio)
da avvolgere al collo
che carezzi il petto, come
la sciarpa da cui deriva
e dalla quale si distingue
con la perfezione e il rigore
di un nodo.

I fisici di Cambridge trovano oggi
e pubblicano (fanno eco
le prime pagine dei giornali)
la formula - matematica - di tutti i possibili
nodi alla cravatta. Il segreto disegno
di ogni gesto è nell'intelligenza
impura? nell'obbedienza del corpo, delle dita
a un progetto mentale?
Nei loro giochi gli scienziati scopriranno
una formula per l'invenzione,
che sia il frivolo lancio di una palla,
un castello di sabbia, il biscotto nel the
alla colazione o una perfetta esecuzione
al piano, al violino o toccando altri
strumenti con sensibili dita e l'archetto
o quanto io stessa - vivace in disparte -
vedo e ascolto mentre muovo sopra
la tela il pennello sul foglio la penna?

[Londra, martedì 4 marzo '99. Common room dell'Imperial College]


3.

CASTELLI DI SABBIA o L'OTTIMISMO

"What keeps sandcastles up?" (Cos'è che tiene in piedi i castelli di sabbia?). [Dalla prima pagina di "Nature", 19 giugno 1997]

Con un colpo della mano
per invidia, col piede
sollevato a proiettile
nella corsa, addirittura
semplicemente con un colpo
di alluce, o perché la marea
è salita quel poco che basta
per bagnarlo in eccesso e
smontarlo, l'orgoglioso
castello di sabbia.

Oggi tuttavia non voglio
parlare di forze
che demoliscono l'ingegnosa
costruzione, rendo omaggio alle forze
per cui l'impresa vanitosa si innalza,
ma delicata, fragile, complice
della fantasia che compatta i granelli
con colpi-carezze
e insinua accorto un
bastoncino, il manico della paletta,
a creare feritoie lungo i muri merlati.
Parlo delle forze che insieme
tengono compatti i grani volatili,
indispensabili a un'impresa che vale
e non vale la pena, parlo del percorso
delle biglie dentro i camminamenti stretti.