30/06/14

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 25, Maggio-Giugno 2014 / Second series, issue 25, May-June 2014


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INDICE ALFABETICO / INDEX

Le voci elencate qui sotto senza il nome dell'autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni. / Entries listed below without the name of the author were written, and pictures were taken, by Roberto Bertoni.


- ELLIOTT, Anthony, REINVENTION. Note di lettura, 9-5-2014.
- FERRANTE, Elena, STORIA DI CHI FUGGE E DI CHI RESTA. Note di lettura, 11-6-2014.
- IM, Kwon-Taek, 취화선 (CHI HWA SON). Storie di film, 21-5-2014.
- KAWAKAMI, Iromi, STRANGE WEATHER IN TOKYO. Note di lettura, 17-6-2014.
- LELOUP, Roger, YOKO TSUNO: SOUS LE CIEL DE CHINE. Storie di immagini, 1-5-2014.
- LEOPARDI, Giacomo, IL GALLO SILVESTRE E ALTRI ANIMALI. Note di lettura di Maria Luisa Pani, 13-5-2014.
- LOACH, Ken, JIMMY'S HALL. Storie di film, 29-5-2014.
- MORIN, Edgar, LA VOIE. Note di lettura, 3-6-2014.
- PINI, Angelo, ASCOLTO E BEVO LE FERITE DEL DESERTO. Testo, 17-5-2014.
- PIZZI, Marina, CANTICO DI STASI (2011-2014, strofe 6-10). Testo, 25-5-2014. 
- SAID, Edward W., ORIENTALISM. Note di lettura, 5-5-2014.  
- STROMBERG, Robert, MALEFICENT. Storie di film, 25-6-2014.
- SUGIYAMA, Keiichi, ORIGIN: SPIRITS OF THE PAST. Storie di film, 24-6-2014.

25/06/14

Robert Stromberg, MALEFICENT

USA, 2014. Con Sarah Bradshaw, Sharlto Copley, Angelina Jolie, Sam Riley


I crediti annunciano che Maleficent è basato sul film Sleeping Beauty, pure di Disney, del 1959. Strana la filiazione, a dire il vero, dati i numerosi cambiamenti dell’intreccio e rispetto anche e soprattutto alle fonti letterarie, fin dal Medioevo, ma principali la versione secentesca di Perrault e quella ottocentesca dei Fratelli Grimm.

I critici inglesi sono stati in numero non basso impietosi con questa pellicola, in particolare Bradshaw sul “Guardian”[1]. Noi concordiamo piuttosto con Zoller Seitz, che fornisce apprezzamenti tutto sommato positivi [2].

Perché non ci è dispiaciuto, nonostante la nostra polemica contro la commercializzazione e il kitsch?

In primo luogo, la revisione della storia adatta ai tempi il concetto di malvagità. 

In questa pellicola, infatti, la Fata cattiva della tradizione era nata Fata benefica; e si è accanita contro una fanciulla innocente per il dolore provocatole dagli esseri umani nella persona dell’innamorato di cui si fidava e che invece le ha tagliato le ali per portarle al Re e succedergli. Dunque, il male nasce dalla sofferenza; e ha una giustificazione nelle azioni calamitose della nostra specie che, interferendo col mondo delle Fate, lo deteriora e lo danneggia.

Sempre in relazione al concetto di malvagità, mentre nella storia tradizionale l’odio e la gelosia della Strega sono assoluti, qui possono ricevere una trasformazione. Dopo avere scagliato la maledizione dell’arcolaio (al compiere dei sedici anni la figlia dell’ex innamorato, ora Re, sarà punta e cadrà in un sonno da cui la risveglierà soltanto un amore vero), poco prima che la fanciulla compia l’età fatale, Maleficent si finge sua madrina, ma sviluppa nello starle accanto un affetto materno autentico; e sarà lei, non il Principe Azzurro, a risvegliarla con un bacio genitoriale. Insomma, qui si suggerisce che il vero amore, forse, non esiste tra fidanzati, ma è proprio dei rapporti di compassione e disponibilità totale della madre (pur se non biologica e solo simbolica).

Inoltre, nel mutamento di intenti di Maleficent da avversione a simpatia per la ragazza, c’è il pentimento, la revisione interiore, la maturazione degli affetti. Una metamorfosi che riscatta il passato in un presente benefico determinato dall’amore.

Che dire poi della non violenza? Se è vero che il padre della Bella Addormentata viene ucciso in un duello mortale da Maleficent, ciò accade non per intenzione, bensì per incidente, anzi lei voleva salvarlo, ma la dinamica della caduta dall’alto del castello e la difesa della propria incolumità l’hanno impedito.

La Bella Addormentata, nel finale, diventata Regina, si allea col popolo della Fate e sigla un’alleanza (in termini allegorici congiunzione di sogno e realtà, junghiana unità degli opposti?).

Quanto all’estetica, gli effetti speciali non disturbano più di tanto; le Fatine buone sono piuttosto divertenti; Jolie un che grottesca negli zigomi in rilievo accentuato e con le corna tipo ariete; ma dopotutto è una fiaba.


[Roberto Bertoni]



[1] Maleficent: Review of Reviews, “The Telegraph”, 5-7-2014.
[2] Matt Zoller Seitz, Maleficent, rogerebert.com.

15/06/14

Keiichi Sugiyama, ORIGIN: SPIRITS OF THE PAST

 [Could the garden become a threatening wilderness? (Mt Usher 2014). Foto Rb]


Keiichi Sugiyama. Origin: Spirits of the past. Giappone, 2006. Titolo originale: Gin iro no kami no Agito. Storia di Umanosuke Lida. Sceneggiatura di Naoko Kakimoto e Nana Shiina. Musica di Taku Iwasaki.

Si tratta di un film di animazione, in parte ascrivibile al genere fantasy e alla fiaba per il motivo della foresta animata e i suoi custodi magici, e in parte alla fantascienza in quanto si svolge in un futuro distopico, prefigurato tra tre secoli, ed è basato sull’assunto scientifico degli esperimenti genetici.

In questo futuro, a causa di manipolazioni biologiche destinate a sviluppare la foresta a fini utili agli esseri umani, si verifica un’evoluzione che fornisce le piante di vita propria e di intelligenza. La foresta, dopo avere distrutto la luna, s’impone sulla Terra e porta a compimento il degrado della civiltà umana, ora caratterizzata da una città neutrale, che tenta di convivere con la selva, e da una cultura bellicosa, ancorata al passato, che combatte la foresta. Il ragazzo Agito, figlio di uno scienziato trasformato in pianta per avere sperimentato con la vegetazione, risveglia un giorno per caso Toola, una ragazza dormiente (si presuppone ibernata) dai tempi della sparizione della civiltà umana terrestre del passato e figlia di uno scienziato che aveva partecipato agli esperimenti sulla foresta trecento anni prima. L’intreccio si addensa da questo punto in poi, ma gli eventi principali sono legati a Toola, che si unisce, gabbata sui loro scopi, ai combattivi esponenti della città di Ragna. Infine Agito riesce a sventare il tentativo di sopprimere la foresta, subendo una metamorfosi vegetale, ma viene informato dalla foresta che gli esseri umani possono rinascere in quanto tali dai frutti degli alberi, come avviene ad Agito, che porta il messaggio di riconciliazione all’umanità.

Uno dei punti di interesse è logicamente il codice ecologico: gli umani hanno violato le leggi biologiche, manipolando geneticamente le piante e provocando il risultato dell’ostilità della foresta, quindi si dà la dinamica non banale di una natura non necessariamente buona, mentre al contempo si auspica un avanzamento verso nuovi equilibri che, basati sulla risorsa chiave dell’acqua, permettano a mondo vegetale e umano di convivere pacificamente e proficuamente. Sembrerebbe inoltre che le intenzioni degli alberi vengano malintese dagli esseri umani piuttosto che essere di per sé malefiche. Infine la condanna dei mezzi violenti per risolvere il conflitto è piuttosto lampante.

Sul piano della fabula, classicamente i due ragazzi Agito e Toola collaborano per finalità giuste, aiutandosi a vicenda in un rapporto di amicizia e di infatuazione platonica.

Attraenti i colori e i disegni.


[Roberto Bertoni]

11/06/14

Elena Ferrante, STORIA DI CHI FUGGE DI CHI RESTA

Roma, E/O, 2013.

Terzo volume del ciclo L’amica geniale, la storia di Elena e Lila si dipana in questo volume (di autore anonimo che si firma Ferrante) retrospettivamente, dai nostri anni (giorno in cui le due donne si rincontrano e scoprono il corpo senza vita della terza amica) verso gli anni Sessanta e Settanta, in una rappresentazione non stereotipata della contestazione e delle motivazioni della politica della gioventù di allora.

Si assiepano scelte sentimentali, soprattutto la relazione tra Elena e Bruno, poi interrotta per un equivoco sulle speranze relative al futuro, forse; i matrimoni sbagliati; la decisione di Elena di restare sola e dedicarsi alla scrittura. Anni dopo, la riflessione: “quante persone che erano state bambine insieme a noi e non erano più vive, sparite dalla faccia della terra per malattia”. 

La città di Napoli resta protagonista anche per chi da giovane se n’era andato, e si rivela priva di futuro: i bagliori dei grattacieli di vetro, segni una volta di un futuro cui non aveva creduto mai nessuno […]. Da ragazzina mi ero immaginata che, oltre il rione, Napoli offrisse meraviglia”, ma poi “mi convinsi che non c’era grande differenza tra il rione e Napoli, il malessere scivolava dall’uno all’altra senza soluzione di continuità. A ogni ritorno trovavo una città sempre più di pastafrolla”, in cui “la gente moriva d’incuria, di corruzione, di sopraffazione, e tuttavia, a ogni tornata elettorale, dava il suo consenso entusiastico ai politici che le rendevano la vita insopportabile”.

En abyme, la narratrice che dice io espone la poetica del volume: accanto a “motivazioni sociologiche”, troviamo una specie di comédie humaine, o, come il concetto viene espresso nel romanzo, “necessità di raccontare in modo franco ogni esperienza umana”.


[Roberto Bertoni]