30/04/14

CARTE ALLINEATE. Seconda serie, numero 24, Aprile 2014 / Second series, issue 24, April 2014

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INDICE ALFABETICO / INDEX

Le voci elencate qui sotto senza il nome dell'autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, da Roberto Bertoni. / Entries listed below without the name of the author were written, and pictures were taken, by Roberto Bertoni.



- BONG, Joon-ho, SNOWPIERCER. Stoerie di film, 11-4-2014. - BORGNA, Eugenio, LA DIGNITÀ FERITA. Note di lettura, 27-4-2014.
- BUCK, Pearl S., LA SAGGEZZA DI MADAMA WU. Note di lettura, 21-4-2014.
- CIPOLLA, Luca, UNA POESIA. Testo, 9-4-2014.
- CRISTIANO, Anthony, A LOOK AT VIRZÌ’s LA PRIMA COSA BELLA (2010) AND LUCHETTI’s LA NOSTRA VITA  (2010). Storie di film, 19-4-2013.
- HOBSBAWM, Eric, INVENTING TRADITIONS. Note di lettura, 3-4-2014.
- LEE, Hyun-seung, HINDSIGHT (푸른소금). Storie di film, 23-4-2014.
- MORVAN, Jean-David e BUCHET, Philippe, SILLAGE (EPISODE 11). Storie di immagini, 7-4-2014.
- PANI, Maria Luisa, Il GIOCATORE DI DOSTOEVSKIJ FRA DUE TEORIE DEL GIOCO A CONFRONTO. Riflessione, 15-4-2014.
- PINI, Angelo, OGNI PAROLA SCRITTA IN AVANTI NELLA CARTA, Testo, 1-4-2014.
- PIZZI, Marina, CANTICO DI STASI (2011-2014, strofe 1-5). Testo, 17-4-2014. 
- VALENTI, Stefano, LA FABBRICA DEL PANICO. Note di lettura, 13-4-2014.  

27/04/14

Eugenio Borgna, LA DIGNITÀ FERITA


[Spring in Dublin (2014). Foto Rb]


Eugenio Borgna, La dignità ferita. Milano, Feltrinelli, 2013 (edizione Kindle)


È difficile non dare ragione a Borgna sul fatto che la dignità umana vada rispettata sempre e senza condizioni: “la dignità di una persona, il suo diritto al rispetto, sono assoluti e inviolabili: anche, e soprattutto, quando la sua fragilità e la sua debolezza, la sua indigenza e la sua desolazione, la sua perdita di ogni bene materiale, siano estreme”.

Ben delineata, dunque la metafora dell’“ombra” per delineare “dolore” e “tristezza dell’anima”, mentre il suo contrario è un aspetto della luminosità e della leggerezza, un recupero della dignità “riscattata dalle ferite che la lacerano e recuperata nei suoi orizzonti di senso”.

Dignità, dunque, nella trattazione di Borgna s’identifica con vari aspetti del comportamento e dello scavo interiore, come prevedibile nell’approccio da parte di uno psicologo, ma al contempo si inserisce in un panorama sociale.

Borgna insiste infatti sulla “gentilezza” e sulla “mitezza” in quanto valori, spesso ingiustamente considerati sorpassati o peggio inutili, che sono invece attuali perché legati al rispetto “in un mondo così facilmente portato, oggi, all’insensibilità e alla negazione del senso del sacrificio, all’indifferenza e all’intolleranza”.

Elementi, tutti che appaiono fondamentali anche nel campo della terapia con pazienti affetti per esempio da aggressività o da depressione. Il rispetto della dignità è fondamentale e “premessa alla prevenzione”, esattamente al contrario di quanto invece prevedeva la logica della “porte chiuse” nelle case di cura mentale di una volta.

Una parte della trattazione investe le migrazioni in massa, “il fenomeno dello sradicamento e della perdita delle radici”, la cui comprensione “non è possibile senza tenere presenti gli sconvolgimenti emozionali che ne conseguono”; da qui un’analisi della nostalgia; e sulle “maschere dell’ignoto”; infine, nell’ambito specifico dell’argomento del volume, la perorazione di tenere presente appunto la dignità dato che, anche verso i migranti, “ci sono infiniti modi, oggi, di ferire e sfregiare”.


[Roberto Bertoni]

23/04/14

Lee Hyun-seung, HINDSIGHT (푸른소금)


[Heunde Beach in Busan (2013). Foto Rb]


Corea, 2011. Con Chun Jung-myun, Esom, Kim Min-Joon, Lee Jong-hyuk, Shin Se-kyung, Song Kang-ho, Yoon Yeo-jeong

Abbiamo dubitato se recensire o meno questo film. Rientra, cioè, o no, tra le categorie più commerciali e globalizzate della cinematografia attuale? Alla fine, la risposta propende per il “solo in parte”. Anzi, in gran parte, proprio per i motivi per cui in alcune recensioni è giudicato difettoso, a noi pare invece di qualità.

Una delle ragioni delle perplessità di altri su questo film è la sua lentezza accompagnata da un intreccio frammentario [1]. Ben vengano entrambe, a nostro parere. La lentezza è riflessività e consente di soffermarsi su sequenze significative come pure sul paesaggio, notevole la zona di Busan con baie e luminosità in contrasto con il buio metafisico della storia narrata, e la penultima sequenza negli stagni delle saline (forse quelle di Muan nel sud-ovest del paese?). La frammentarietà, che non è poi così pronunciata, è in realtà una procedura che incoraggia l’intuizione, ha dunque un significato moderatamente sperimentale.

Shin Se-kyung ci ha convinto più che nella performance nella serie televisiva When a man falls in love (2013), qui nella parte di Jo Se-bin, una ragazza di vent’anni messa alle costole del quarantenne ex gangster Yoon Doo-hun (ottimamente interpretato da Song Kang-ho, che conferisce profondità e normalità al personaggio) dagli appartenenti alla banda di lui, che si è ritirato dal mondo del crimine e vuole aprire un ristorante. I due si trovano a frequentare un corso di cucina e da qui nasce un’amicizia, anche forse attrazione, ma intelligentemente tenuta a livello platonico dal regista, che lascia intuire, fa compiere azioni generose e protettive a ciascuno dei due protagonisti, ma li mantiene in termini di cameratismo, notando con leggerezza in vari dialoghi la differenza d’età, e conferendo una moralità all’ex malvivente.

La storia è piuttosto complessa nel suo dipanarsi tra un prestito contratto da un’amica della protagonista, da cui il lavoro di Se-bin di controllare Doo-hun per aiutarla a ripagare i creditori, il tentativo di omicidio della gang nei confronti del protagonista, il salvarsi vicendevolmente la vita tra la ragazza e l’uomo di mezza età, infine, inaspettatamente, trattandosi di un noir coreano, il lieto fino: riescono a salvarsi con un trucco e un rischio di vita e di morte e si rifugiano nel Sud-Est asiatico dove aprono un ristorante. Lui frattanto risulta deceduto, quindi potrebbero essere effettivamente in salvo per sempre, si apre insomma una speranza.

Questo film ha delle sottigliezze. Per quanto in grado di debellare vari avversari, nel corso dell’intera pellicola il protagonista non uccide nessuno, mettendosi anzi in ulteriore pericolo col salvare la vita al proprio killer, che riavutosi continua a minacciarlo con tentativi di omicidio. Certi elementi che sembrerebbero secondari assumono poco per volta il valore di emblemi, conducendo sul discrimine tra la vita e la morte: per esempio il sale all’inizio è una specie di gioco visto che a Se-bin piacciono i piatti salati, ma poi si scopre che la ragazza (tiratrice d’eccezione dato che ha praticato il tiro col fucile come sport competitivo, vincendo delle gare) confeziona proiettili col sale e sarà proprio questa abilità a salvare la vita di Doo-hun quando, dopo aver concordato col killer di poterlo uccidere lei, proponendolo come un atto di pietà (io che sono sua amica), lo colpisce con quei proiettili di sale che, così spiega in seguito, potevano sopprimerlo al 50%, ma salvarlo per l’altro 50% come avviene in effetti.

Si segnalano tutti gli attori, noti e impostati come a teatro nella recitazione senza pecche.


NOTE

[1] Cfr. "Hindsight (푸른 소금, Poo-reun-so-geum) 2011", articolo non firmato, MKC, 30-1-2012; e J. Mudge, "Hindsight (2011): Movie review", Beyond Holliwood. com, 10-2-2012.





[Roberto Bertoni] 

21/04/14

Pearl S. Buck, LA SAGGEZZA DI MADAMA WU



 
[Was that really Milan, or was it a city in East Asia? (Milan, 2014). Foto Rb]

Pearl S. Buck, La saggezza di Madama Wu. Titolo originale: Pavilion of women (1946). Traduzione di O. Viani. Milano, Mondadori, 1958

Madama Wu, raggiunta l’età di quarant’anni, nonostante resti avvenente e il marito la ami, decide di ritirarsi dalla vita coniugale in senso stretto e trova al coniuge, nonostante le sue proteste, una concubina, Ch’iuming. Il marito finirà per preferirle una ragazza della casa da tè, Jasmine, di cui si innamora e che porta in casa. Si ha una situazione in nome della quale le convenzioni del matrimonio combinato vengono messe in discussione.

Allo stesso modo, nell’atteggiamento dei figli verso le consorti, si evidenzia la tendenza a vertere verso l’amore disinteressato che non verso il destino segnato dalle scelte familiari, mentre al contempo, nel dipanarsi di vicende in parte routinarie e in parte tragiche, tra cui l’invasione giapponese e la morte di uno dei figli, i personaggi, mentre si evolvono in direzione modernizzante, sono al contempo costretti a rivalutare anche la tradizione e la saggezza antica. Questo elemento di transizione, evidenziato soprattutto dal rapporto dei vari personaggi nei confronti delle libere scelte, appare determinante in tutto il romanzo.

Ciò che appare dominante, tuttavia, è il rapporto tra l’equilibrio raggiunto con l’esercizio della misura e della riflessione, impersonato da Madama Wu, e la crisi di questa serenità di fronte all’insorgere del sentimento di amore e dell’ideologia dell’altruismo. Il cambiamento interiore avviene quando Madama Wu entra in contatto con André, un sacerdote che nelle ultime pagine viene definito eretico, credente nell’amore universale e nell’abnegazione assoluta. La relazione tra i due rimane platonica, nondimeno il sentimento si manifesta con forza e modifica, dopo la morte di André per incidente ancor più che in vita, le azioni e motivazioni della protagonista, che adotta un gruppo di orfani ed è più disponibile a ammettere la sincerità e la spontaneità sia nei propri comportamenti che in quelli consigliati al resto della famiglia.

Sottotema, dunque, la trasformazione della Cina di quegli anni; e allo stesso tempo un contatto non negativo con l’Occidente, rappresentato da André, che si dedica interamente all’Oriente in modo non superiore e negativo forse anche e proprio in funzione della propria eresia.

Il destino, tanto rilevante nella narrativa cinese tradizionale e no, è simbolizzato dalla storia di Ch’iuming, inizialmente una contadina allevata da una madre che si scopre adottiva quando la vera madre la ritrova dopo anni di ricerche e la recupera alla famiglia originaria, benestante.

Come in tutti i suoi romanzi orientali, Pearl S. Buck è capace di penetrare nei dettagli del quotidiano, rendendo con anche solo un particolare dell’arredamento, della cucina, delle usanze, della quotidianità la società cinese, da lei conosciuta a fondo per avervi soggiornato da ragazza e per la conoscenza bilingue del cinese.

[Roberto Bertoni]